Disappointed by society young people are fleeing to the wilderness

13 Apr

Quello che mi piace di questo breve filmato è che si ripete e si ripete e non ti fa vedere dove arriva questo ragazzo e da dove scappa e perché. E’ questo il suo fascino, che lo guardi, lo guardi questo ragazzo che ripete all’infinito il suo correre fuggitivo e anche se sai che la storia non prosegue ma solo si ripete, perché questo deve essere stato il volere di chi ha creato il filmato, ti aspetti lo stesso che continui perché ti piacciono gli inizi e le fini e le storie lasciate a metà come questa non ti piacciono. Ma che vuoi vedere dunque la casetta nel bosco dove lui arriva dopo aver tanto corso? O la donna da cui scappa perché lo vuole imbrigliare, legare, magari sposare? O vuoi vedere che arriva al dirupo e ci si butta dentro? Finiscila tu la storia…ma la storia vera è questa. E’ tutta lì. E’ l’uomo che corre. La storia è questa.

Il Gioco dell’etere

9 Apr

Quando tutte le guerre furono perse, quando tutto il petrolio finì, quando tutti i computer si ruppero, quando tutte le automobili si fermarono e così gli aerei, autobus e treni, insomma quando tutto lo sviluppo non sostenibile e sostenibile finì, cominciò un’epoca tutta azzurra di cieli e tutta d’oro di spighe. Quando tutto il potere della materia ebbe finito di attrarre gli uomini, poté finalmente sprigionarsi l’altro potere, il potere dello spirito. La popolazione mondiale era stata decimata dalle ultime guerre mondiali e alcune parti della terra erano state abbandonate dalla popolazione in cerca di condizioni di vita migliori. L’Europa continuava ad essere meta di tutti costoro. Ma li accoglieva volentieri essendo ormai la popolazione europea ridotta a pochi individui.
Fu strano e piacevole cambiare così radicalmente le proprie condizioni di vita; quelli che già abitavano nelle campagne continuarono più o meno la stessa vita, solo che ora nessuno si spostava più da dove viveva. Nessuno doveva più andare in città a lavorare. Il lavoro, come lo si era inteso prima dell’ultima guerra mondiale, non esisteva più. Tutti quelli che abitavano in campagna, anche se non erano mai stati contadini, cominciarono dunque a lavorare la terra; dove esistevano grandi proprietà queste ultime furono divise in lotti e dati a chiunque ne facesse richiesta. Così molti dalle città si incamminarono verso la campagna portando mobili e masserie su carri di fortuna trainati da cavalli o dalle persone stesse.Fu un esodo faticoso e le città si spopolarono. Chi vi era rimasto cominciò a coltivare nei grandi parchi pubblici o nei giardini delle ville abbandonate. Fu una grande ma entusiasmante riorganizzazione mondiale della vita umana sulla terra. Una grande e meravigliosa semplificazione.
Tutti gli allevamenti di animali furono chiusi. mucche,vitelli,maiali,tacchini,polli, ecc…furono distribuiti a chiunque ne facesse richiesta. In pochi anni ogni famiglia fu in grado di provvedere a se stessa. Si ritornò all’economia di sussistenza e questa fu la cosa più bella. Tutti ne erano entusiasti. Le organizzazioni statali, regionali, comunali non furono più ricostituite; la gente ne aveva abbastanza delle conseguenze nefaste di tutte queste strutture. Semplicemente si tornò alla famiglia e al buon vicinato.
Furono installati piccoli ospedali locali e ognuno era provvisto di un piccolo laboratorio chimico per la produzione di medicinali di cui si aveva più bisogno. Ma in realtà erano poche le malattie di cui soffrivano le persone: calarono drasticamente tutte le malattie di cui avevano sofferto finora le popolazioni. Si moriva principalmente di vecchiaia. Non esistendo più i brevetti sui medicinali, medici, chimici e tutto il personale specializzato presente nelle varie parti abitate sulla terra, si occupavano di produrre i medicinali utili alla popolazione. Piccole scuole e università annesse agli ospedali provvedevano alla trasmissione di queste conoscenze tecniche e scientifiche alle nuove generazioni.
Le città tornarono silenziose e la gente si accorse di avere a disposizione il cielo, l’aria fresca del mattino e la nostalgia struggente dei tramonti. Fu una rinascita. Alcune delle religioni che erano progredite durante i secoli dell’avidità e dello spreco decaddero, altre sparirono del tutto, anche grazie al fatto che ora era facile ottenere in breve tempo la pace e la felicità interiore.
Sembrava proprio che l’umanità avesse ritrovato se stessa.
Sempre più persone si davano alla vita contemplativa; edifici che un tempo erano stati fabbriche, uffici, palazzi regionali, provinciali, comunali, furono del tutto, o solo in parte, trasformati in confortevoli ma spogli monasteri, sale di lettura, meditazione e preghiera. Ognuno sceglieva di vivere la spiritualità secondo le proprie forze e disposizioni personali. Coloro che si dedicavano del tutto alle varie pratiche meditative ottennero a migliaia la “ Conoscenza Soprannaturale”. In particolare cominciarono a diffondersi tecniche e pratiche magiche antichissime e nacquero un po’ ovunque gruppi di praticanti guidati da vecchi insegnanti; ci si applicò soprattutto al volo. Studiando per molti anni sotto la loro guida molti praticanti divennero a loro volta maestri. Nei millenni precedenti questa pratica magica era stata segreta e limitata ad alcuni individui straordinari. Ora invece si diffuse ad un gran numero di persone. Una volta all’anno i praticanti del volo più avanzati, avrebbero volato in pubblico all’interno di una grande cerimonia cittadina. Questa cerimonia ci è stata tramandata con il nome del Gioco dell’etere. Ogni anno nelle città della terra, popolata ormai da pochi milioni di individui, in cui si praticava l’arte magica del volo umano, si radunava un gran numero di persone. Il centro della piazza cittadina era occupato da decine di praticanti del gioco dell’etere. Intorno c’era il popolo in attesa. In un silenzio totale solo l’abbaiare di qualche cane e il tubare di qualche piccione. Nelle abitazioni delle strade vicine si interrompeva ogni attività e occupazione. La cerimonia avveniva sempre in un giorno di maggio alle sei del mattino. I praticanti del volo al centro della piazza alzavano le braccia e guardavano intensamente il grande quadrato azzurro del cielo. Poi il gioco aveva inizio: a due, a tre, a cinque o sei alla volta o anche da soli, cominciavano a lasciare il selciato lastricato del centro della piazza e chi più velocemente e chi più lentamente, prendevano il volo. Chi in linea retta e chi in diagonale si alzavano verso il cielo. Poi cominciavano tutti insieme a ruotare come fossero un’immensa rosa del cielo e sorridevano e guardavano in giù verso tutta l’altra gente che ricambiava i sorrisi con il viso rivolto al cielo e alla fresca aria mattutina. Poi qualcuno da quella rosa di corpi volanti intonava un canto in una lingua inventata da lui in quel momento. E tutti, sia quelli a terra che quelli che giravano in alto si univano a lui. Infine lentamente tornavano a terra e così anche per quell’anno aveva fine il Gioco dell’etere.

di Dianella Bardelli

Strade di città

23 Mar

Capelli rasta
belli, lunghi, neri
viso di ragazzo-bimbo
cubano, colombiano
comunque latino –
ma ha due seni piccoli
sotto la maglietta di ragazzina –
niente borsa, zainetto
solo un telefonino in una mano
e uno sguardo che vaga
senza guardare nessuno –
mi ricorda la Schneider di Ultimo Tango –
quanto sei bella
vorrei dirle –
lei non se ne cura
la sua è la bellezza più luminosa
quella inconsapevole di sè –
poi scende dall’autobus
vorrei andarle dietro
fermarla
parlarle
chederle -per scriverla-
di raccontarmi la sua storia
***
Poi la ragazza
seduta sotto il portico
ad un tavolo del Mc Donald’s –
non sembra lì per mangiare
non sembra lì per bere –
sembra lì per stare lì
immobile
rilassata anche –
immobile sta lì
magari da ore
per altre ore –
è un modo di vivere che conosco
per questo l’ho riconosciuta questa ragazza
andavo alle feste
perché bisognava andarci
battezzavo un angolo
e lì rimanevo
presa da un’immobilità del corpo
comandata
dalla mia, di allora,
immobilità dell’anima
***
Poi ho visto uno –
capelli lunghi neri
lucidi
ho pensato
appena lavati –
l’aria del faccio niente
ilgolfino
tenuto da una mano
l’andatura
del vivo in periferia
mi sono appena alzato
e ora vado in centro
***
Poi una donna –
capelli neri tinti
magliettina nera sottile
attillata –
un viso che un tempo
doveva essere stato un bel musino –
molto anziana –
mi ha ricordato il “Gatto nero”,
da giovani ci andavamo
a sfottere i vecchi
che ballavano il liscio

Vita

20 Mar

La vita
era

un continuum
ininterrotto –
ora è fatta di momenti

Bologna

16 Mar

Tornata a casa la sera ripenso al pomeriggio passato a Bologna. Mi vedo in Piazza Maggiore, la facciata di marmo rosa e bianco piena di luce la gente sdraiata seduta sul crescentone accanto ai i tavolini all’aperto con le sedie nere pieni di  persone, non sembrano turisti ma gente uscita di casa per andare in centro non a fare la spesa come di mattina ma a zonzo o a prendere il sole e la piazza e San Petronio. Seduti su quelle sedie nere c’è un sacco di gente, coppie, amiche anzianotte, a un tavolo una donna dai capelli rossi sola, si guarda intorno per me non si diverte, divago pensando si sente sola è uscita di casa per sentirsi meno sola ma invece magari aspetta l’amica o il moroso e sono io che proietto ovunque su chiunque il mio pessimismo.
Sono venuta apposta in città dalla campagna per farmi un giro, sala borsa, libri, gente sulle poltrone. Al bar della grande biblioteca anche lì gente. Strano mi sembra non abitando più in città che la gente esca solo per vedere altra gente, stare in mezzo alla gente. Qui dove sto io c’è solo la campagna. Guardavo in città le persone camminare sui marciapiedi mentre in autobus tornavo alla macchia e mi sembrava una cosa strana anche quella. In paese si va al bar per andare al bar ci si siede ai tavolini ma non c’è gente da guardare si sta ai tavolini e basta. Qui in città nella bella Piazza Maggiore si sta ai tavolini per guardare oltre i tavolini, magari parlando con amici lì con te ma intanto guardi oltre, il marmo, la gente seduta sui gradini di San Petronio, i ragazzi sdraiati sul crescentone.

Prima

13 Mar

Anche se non ci pensi
anche se non le pensi
le persone del tuo mondo
sono tutte dentro di te –
anche se non le vedi
non gli parli
te ne dimentichi perfino
sono sempre “vive”
dentro di te –
le pensi, quando le pensi,
vive, da qualche parte
a fare qualcosa –
poi uno/una muore
il tuo mosaico interiore
si spezza
gli altri tasselli
cambiano di forma
di sostanza
di colore –
il puzzle
non si ricompone più –
***
di questo cosmo interiore
di persone passate
presenti
non sapevi
neanche l’esistenza –
pensavi che le persone
stessero là fuori
individualmente
una per una
senza collegamenti
tra loro
se non quelli
che loro stesse hanno voluto creare –
ma non è così
stanno tutte insieme
legate tra loro
e quando una muore –
per forza succede –
il mazzo si sfascia
ti sfasci anche tu
perché del mazzo
facevi parte

 

Il campo

7 Mar

Il campo
tra il verde chiaro e scuro

di luce e ombra –
sottile una linea sfuma

Solo libri belli

Leggo. È come una malattia. (Agota Kristof)

8th of May

wild cats walk longer

F.L.A.C.O.N.S. 2.0_

Moved to www.sergiomauri.info

la vie en beige

la periferia dello spirito

Versodove

rivista di letteratura

OH!PEN

we produce stories. LA-ROME-NYC

HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

gilamagency

giovanni lamanna agenzia letteraria

archiviomauriziospatola

Pubblicazioni ed eventi sulle nuove esperienze poetico-artistiche

sarmizegetusa

un blog di vanni santoni

VITA DA EDITOR

Interviste, recensioni e retroscena dell’editoria – a cura di Giovanni Turi

Cadillac

La famosa rivista letteraria

Seventy Sex

Make love, not war, dicevamo. Lo dico ancora.

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

eleonorabagarotti

I Don't Need To Fight To Prove I'm Right. I Don't Need To Be Forgiven

Reading of Matt. Grunge Poems.

Tra il Bene e il Male, ho scelto Te.

Venerato Maestro Oppure

Il primo blog di Eddy Cilìa