Tag Archives: miei racconti

Coppie

19 Mag

Erano in viaggio di nozze.
In auto verso il sud  del paese lui disse:
E’ proprio nei primi giorni del matrimonio che certi capiscono di non essere fatti l’uno per l’altro.
Lei tacque.
Perché lo dice?, pensò tra sé.

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Un mio racconto breve: tradimenti e furti

7 Mag

 

Tradimenti e furti

Dopo la partita di tennis stavamo bevendo qualcosa al bar del circolo. Maria mi fa: “Mio marito mi ha regalato un braccialetto d’oro molto costoso”. ” Ah bello, faccio io, qualche ricorrenza?” “No”, fa lei, “Il motivo è un altro. Ed è stato un vero choc conoscerlo. Il giorno dopo il regalo mi telefona una tipa e mi dice: sono stata l’amante di tuo marito per due anni, ora lui mi ha lasciato. Volevo tu lo sapessi. Ecco il motivo del regalo del braccialetto”. “Una specie di risarcimento”, faccio io. “E ora che farai?”,aggiungo. “Non lo lascio”, mi risponde Maria, “ma non sarà più come prima”. Maria mi piace soprattutto perché ha capelli biondi e lisci, a caschetto, che quando li asciuga dopo che abbiamo fatto la doccia sembra uscita dal parrucchiere. Ho ascoltato volentieri questa sua storia anche per questo. E poi nel raccontarla non sembrava davvero addolorata per il tradimento, ho avuto l’impressione che lo fosse di più per il regalo del braccialetto.
Mentre stiamo per uscire dal circolo ho un’illuminazione. Ho lasciato la mia lacoste bianca nello spogliatoio. Era vuoto quando abbiamo fatto la doccia io e Maria. Ora la lacoste non c’è più. Qualcuno mi ha rubato la mia vecchia maglietta bagnata di sudore e puzzolente. Ecco com’è che va con le persone, ti tradiscono e ti rubano la tua vecchia lacoste.

 

Io gioco per la doccia

3 Mag

 

Per un certo periodo sono stata socia di un circolo del tennis.C’era anche una bella piscina. In quel circolo c’ho passato un sacco di tempo, domeniche, estati, serate. Giocavo a tennis, partecipavo ai tornei. Una volta ho sentito dire a uno: io gioco per la doccia. E’ una frase che non so perché mi è sempre rimasta in testa. Ogni tanto penso c’è gente che gioca per la doccia. Nella mia mente negli anni si è trasformata in una specie di stile di vita o filosofia. Un modo di affrontare la vita. Come dire non mi importa di vincere, io gioco per la doccia. Come dire per dopo. Sì, ma dopo cosa?Cioè la doccia per cosa sta in questa specie di filosofia di vita? Il premio che comunque arriva?

Il teatrino

21 Apr

Era un teatro molto piccolo. Noi avevamo quell’aria da pretendere le cose, che ci fossero dovute, punto e basta. Lui era l’assessore o il consigliere comunale, noi lo trattavamo con sufficienza, gli eravamo superiori, non si sa perché ma pensavamo così. In quegli anni pensavo ancora un sacco di stronzate presuntuose. Però era bello, ci faceva sentire forti, invincibili. Comunque quel teatrino era nostro, se volevamo. Era piccolissimo ma aveva una tribuna a scalinata grande. Ci andammo con un’amica a provare come si sentivano le voci a recitare. Lei che ne sapeva più di noi ci disse che le voci andavano bene fino all’ultima gradinata. Era estate, lei portava sandali scollati con un po’ di tacco. Era già un’attrice che lavorava. Era di passaggio nella nostra città. Poi non lo prendemmo il teatrino. Che stupidi. Averlo oggi.

Una volta ho lavorato in un’osteria per vedere com’è

26 Giu

Allora stavo con un uomo che aveva un’osteria. Ci lasciavamo spesso, litigavamo; ci lasciavamo, ci riprendevamo. Alla fine poi ci lasciammo davvero. Comunque una volta che eravamo lasciati perché lui si era messo con un’altra, gli dissi: almeno trovami un passatempo per la sera, mi sento sola. Allora lui disse ad una sua amica che aveva un’osteria di prendermi a darle una mano dalle nove della sera in poi. Durò solo una settimana, poi mi stufai e non ci andai più. Fu un’esperienza interessante. L’osteria per quella donna era “il suo posto”. Di comando. Di potere. Me lo sono sudato, ci sguazzo e ci guadagno tutti i soldi che riesco a guadagnarci, sembrava continuamente far capire con il suo modo di fare. Si chiamava Rita, era bassina di statura ma con un viso carino e un bel personale. Faceva la sua figura anche per il modo deciso, imperativo di parlare. Io non avevo mai lavorato in un locale ma ero molto curiosa di farlo. Me la cavai fin dalla prima sera. Bisognava apparecchiare e poi sparecchiare portando via tonnellate di gusci di arachidi e semi di zucca, montagne di piatti di salmone e burro con pane tostato, altre montagne di tagliatelle al ragù, oltre a bottiglie di birra e vino, bicchieri di tutti i tipi, per acqua, vino, liquori. Parte del tempo lo passavo accanto a Rita dietro il bancone dove lei mi istruiva sul da farsi e intanto si versava un po’ di vino per tirarsi su e portare avanti la serata. Comincia anche io a versarmene un goccio ogni tanto, magari mentre lavavo i bicchieri. Poi andavo avanti e indietro dalla cucina che era piccola e per niente di livello professionale. Tutto si faceva su una cucina economica normalissima e su un tavolo di formica. Poi c’era un tavolo più piccolo per l’affettatrice dei salumi. Per preparare le portate di salmone si sprecava un sacco di burro, anche per preparare i tagliolini al salmone, ma allora le osterie non erano ancora attrezzate come ristoranti e tutto era un po’ raffazzonato. Ma almeno nell’osteria di Rita di soldi se ne facevano, anzi ne faceva lei a palate. L’ultima sera stavo lavando dei bicchieri dietro il bancone. Uno che stava lì davanti e mi guardava disse: da come lavi i bicchieri si capisce che sei timida e insicura e che stai male per qualcosa. Io non risposi niente.

Disappointed by society young people are fleeing to the wilderness

13 Apr

Quello che mi piace di questo breve filmato è che si ripete e si ripete e non ti fa vedere dove arriva questo ragazzo e da dove scappa e perché. E’ questo il suo fascino, che lo guardi, lo guardi questo ragazzo che ripete all’infinito il suo correre fuggitivo e anche se sai che la storia non prosegue ma solo si ripete, perché questo deve essere stato il volere di chi ha creato il filmato, ti aspetti lo stesso che continui perché ti piacciono gli inizi e le fini e le storie lasciate a metà come questa non ti piacciono. Ma che vuoi vedere dunque la casetta nel bosco dove lui arriva dopo aver tanto corso? O la donna da cui scappa perché lo vuole imbrigliare, legare, magari sposare? O vuoi vedere che arriva al dirupo e ci si butta dentro? Finiscila tu la storia…ma la storia vera è questa. E’ tutta lì. E’ l’uomo che corre. La storia è questa.

Il Gioco dell’etere

9 Apr

Quando tutte le guerre furono perse, quando tutto il petrolio finì, quando tutti i computer si ruppero, quando tutte le automobili si fermarono e così gli aerei, autobus e treni, insomma quando tutto lo sviluppo non sostenibile e sostenibile finì, cominciò un’epoca tutta azzurra di cieli e tutta d’oro di spighe. Quando tutto il potere della materia ebbe finito di attrarre gli uomini, poté finalmente sprigionarsi l’altro potere, il potere dello spirito. La popolazione mondiale era stata decimata dalle ultime guerre mondiali e alcune parti della terra erano state abbandonate dalla popolazione in cerca di condizioni di vita migliori. L’Europa continuava ad essere meta di tutti costoro. Ma li accoglieva volentieri essendo ormai la popolazione europea ridotta a pochi individui.
Fu strano e piacevole cambiare così radicalmente le proprie condizioni di vita; quelli che già abitavano nelle campagne continuarono più o meno la stessa vita, solo che ora nessuno si spostava più da dove viveva. Nessuno doveva più andare in città a lavorare. Il lavoro, come lo si era inteso prima dell’ultima guerra mondiale, non esisteva più. Tutti quelli che abitavano in campagna, anche se non erano mai stati contadini, cominciarono dunque a lavorare la terra; dove esistevano grandi proprietà queste ultime furono divise in lotti e dati a chiunque ne facesse richiesta. Così molti dalle città si incamminarono verso la campagna portando mobili e masserie su carri di fortuna trainati da cavalli o dalle persone stesse.Fu un esodo faticoso e le città si spopolarono. Chi vi era rimasto cominciò a coltivare nei grandi parchi pubblici o nei giardini delle ville abbandonate. Fu una grande ma entusiasmante riorganizzazione mondiale della vita umana sulla terra. Una grande e meravigliosa semplificazione.
Tutti gli allevamenti di animali furono chiusi. mucche,vitelli,maiali,tacchini,polli, ecc…furono distribuiti a chiunque ne facesse richiesta. In pochi anni ogni famiglia fu in grado di provvedere a se stessa. Si ritornò all’economia di sussistenza e questa fu la cosa più bella. Tutti ne erano entusiasti. Le organizzazioni statali, regionali, comunali non furono più ricostituite; la gente ne aveva abbastanza delle conseguenze nefaste di tutte queste strutture. Semplicemente si tornò alla famiglia e al buon vicinato.
Furono installati piccoli ospedali locali e ognuno era provvisto di un piccolo laboratorio chimico per la produzione di medicinali di cui si aveva più bisogno. Ma in realtà erano poche le malattie di cui soffrivano le persone: calarono drasticamente tutte le malattie di cui avevano sofferto finora le popolazioni. Si moriva principalmente di vecchiaia. Non esistendo più i brevetti sui medicinali, medici, chimici e tutto il personale specializzato presente nelle varie parti abitate sulla terra, si occupavano di produrre i medicinali utili alla popolazione. Piccole scuole e università annesse agli ospedali provvedevano alla trasmissione di queste conoscenze tecniche e scientifiche alle nuove generazioni.
Le città tornarono silenziose e la gente si accorse di avere a disposizione il cielo, l’aria fresca del mattino e la nostalgia struggente dei tramonti. Fu una rinascita. Alcune delle religioni che erano progredite durante i secoli dell’avidità e dello spreco decaddero, altre sparirono del tutto, anche grazie al fatto che ora era facile ottenere in breve tempo la pace e la felicità interiore.
Sembrava proprio che l’umanità avesse ritrovato se stessa.
Sempre più persone si davano alla vita contemplativa; edifici che un tempo erano stati fabbriche, uffici, palazzi regionali, provinciali, comunali, furono del tutto, o solo in parte, trasformati in confortevoli ma spogli monasteri, sale di lettura, meditazione e preghiera. Ognuno sceglieva di vivere la spiritualità secondo le proprie forze e disposizioni personali. Coloro che si dedicavano del tutto alle varie pratiche meditative ottennero a migliaia la “ Conoscenza Soprannaturale”. In particolare cominciarono a diffondersi tecniche e pratiche magiche antichissime e nacquero un po’ ovunque gruppi di praticanti guidati da vecchi insegnanti; ci si applicò soprattutto al volo. Studiando per molti anni sotto la loro guida molti praticanti divennero a loro volta maestri. Nei millenni precedenti questa pratica magica era stata segreta e limitata ad alcuni individui straordinari. Ora invece si diffuse ad un gran numero di persone. Una volta all’anno i praticanti del volo più avanzati, avrebbero volato in pubblico all’interno di una grande cerimonia cittadina. Questa cerimonia ci è stata tramandata con il nome del Gioco dell’etere. Ogni anno nelle città della terra, popolata ormai da pochi milioni di individui, in cui si praticava l’arte magica del volo umano, si radunava un gran numero di persone. Il centro della piazza cittadina era occupato da decine di praticanti del gioco dell’etere. Intorno c’era il popolo in attesa. In un silenzio totale solo l’abbaiare di qualche cane e il tubare di qualche piccione. Nelle abitazioni delle strade vicine si interrompeva ogni attività e occupazione. La cerimonia avveniva sempre in un giorno di maggio alle sei del mattino. I praticanti del volo al centro della piazza alzavano le braccia e guardavano intensamente il grande quadrato azzurro del cielo. Poi il gioco aveva inizio: a due, a tre, a cinque o sei alla volta o anche da soli, cominciavano a lasciare il selciato lastricato del centro della piazza e chi più velocemente e chi più lentamente, prendevano il volo. Chi in linea retta e chi in diagonale si alzavano verso il cielo. Poi cominciavano tutti insieme a ruotare come fossero un’immensa rosa del cielo e sorridevano e guardavano in giù verso tutta l’altra gente che ricambiava i sorrisi con il viso rivolto al cielo e alla fresca aria mattutina. Poi qualcuno da quella rosa di corpi volanti intonava un canto in una lingua inventata da lui in quel momento. E tutti, sia quelli a terra che quelli che giravano in alto si univano a lui. Infine lentamente tornavano a terra e così anche per quell’anno aveva fine il Gioco dell’etere.

di Dianella Bardelli

Traduco Canzoni.

Portiamo parole straniere ad orecchie italiane. Un album per ogni post. Qualsiasi genere, anche quelli che non vi piacciono. Tradotti bene eh, mica con Google Translate. Per cercarle c'è un bel link là sopra, che qua non mi fa mettere una ceppa.

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Editor & Consulente editoriale.

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