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Auguri Bob per i tuoi 76 anni

25 Mag

Auguri Bob
per i tuoi 76 anni –
 chiamo te Bob
come chiamo Jack, Kerouac
o Allen, Ginsberg
o Lenore la Kandel
per via di quanto
mi siete muse ispiratrici
di pensieri
sensazioni forti
mai negative –
Ti vedo Bob
che intrecci
i tuoi cancelli di ferro
o dipingi
le tue strade
e auto
e caffè
tutti un urlo
di vita e polvere –
e ti vedo
sul tour bus
che deve essere bello
più bello viverci
mi sa ti piace
che nelle tue belle case
perché ci passi tempo e spazio
e sai Bob
per un bluesman
come sei
con quella voce così che hai ora
76 anni
sono anche pochi

E Kerouac cercava Dio ovunque

21 Mag

E Kerouac cercava Dio ovunque
nell’alcool che beveva
e nella figlia identica a lui
che si era rifiutato di riconoscere –
lo cercava nella strada
nelle facce, nei corpi, negli autobus
nelle case, nei campi, nelle industrie
e lungo le ferrovie –
la strada fu il suo sentiero
il suo pellegrinaggio senza santuario
la strada era il suo Mandala
c’era lui, c’era Neal che era la vita in sè
e c’era Dio
che Jack non riuscì mai a vedere

Salvarsi

8 Mag

Per essere
salvato

ci vogliono
molte mani –
tengono, stringono
costringono –
ma è come una carezza

In autobus

4 Mag

Fuori dal finestrino
l’indifferenza
del mio sguardo sul mondo –
poi
l’occhio cade
spontaneamente
(spontaneamente è importante)
in alto
verso le foglioline
d’un albero
da poco nate –
nel loro splendore
ai raggi scarsi di sole
ho visto
sentito
qualcosa –
che mi ha detto 
fuggevolmente:
oltre questo
c’è altro
oltre, dietro
in alto
qualcosa di santo

La striscia bianca

18 Apr

Foto di Dianella Bardelli

Cammino per strada
il sole alle spalle
guardo
mi guardo sul selciato nero
più nera
la mia ombra –
ma una striscia bianca
bene augurante
l’attraversa

Strade di città

23 Mar

Capelli rasta
belli, lunghi, neri
viso di ragazzo-bimbo
cubano, colombiano
comunque latino –
ma ha due seni piccoli
sotto la maglietta di ragazzina –
niente borsa, zainetto
solo un telefonino in una mano
e uno sguardo che vaga
senza guardare nessuno –
mi ricorda la Schneider di Ultimo Tango –
quanto sei bella
vorrei dirle –
lei non se ne cura
la sua è la bellezza più luminosa
quella inconsapevole di sè –
poi scende dall’autobus
vorrei andarle dietro
fermarla
parlarle
chederle -per scriverla-
di raccontarmi la sua storia
***
Poi la ragazza
seduta sotto il portico
ad un tavolo del Mc Donald’s –
non sembra lì per mangiare
non sembra lì per bere –
sembra lì per stare lì
immobile
rilassata anche –
immobile sta lì
magari da ore
per altre ore –
è un modo di vivere che conosco
per questo l’ho riconosciuta questa ragazza
andavo alle feste
perché bisognava andarci
battezzavo un angolo
e lì rimanevo
presa da un’immobilità del corpo
comandata
dalla mia, di allora,
immobilità dell’anima
***
Poi ho visto uno –
capelli lunghi neri
lucidi
ho pensato
appena lavati –
l’aria del faccio niente
ilgolfino
tenuto da una mano
l’andatura
del vivo in periferia
mi sono appena alzato
e ora vado in centro
***
Poi una donna –
capelli neri tinti
magliettina nera sottile
attillata –
un viso che un tempo
doveva essere stato un bel musino –
molto anziana –
mi ha ricordato il “Gatto nero”,
da giovani ci andavamo
a sfottere i vecchi
che ballavano il liscio

Vita

20 Mar

La vita
era

un continuum
ininterrotto –
ora è fatta di momenti

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L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

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