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La ricerca personale secondo Eugenio Barba

30 Lug

LA RICERCA PERSONALE, NON PRIVATA, LASCIA TRACCE
( La corsa dei contrari pag, 18, Feltrinelli, i981)

Scrivendo la mente si svuota ma poi di nuovo di riempie

21 Lug

La mente sì magari si svuota scrivendo – ma poi si riempie di nuovo di ansie e paure di immagini e ricordi -e mi viene in mente il film La gatta sul tetto che scotta il dramma familiare che c’è dentro mi vengono in mente tanti spezzoni lui Paul Newman bellissimo ma più che bellissimo affascinante che ti porta con la mente dove vuole lui e poi mi viene in mente il film L’ultima notte di quiete e Alan Delon bellissimo ma soprattutto che ti porta  con la mente dove vuole lui – l’amore per gli attori si materializzava quando ero ragazzina
con il collezionare le loro foto -erano in bianco e nero e si compravano dal cartolaio con le amiche le guardavamo e sognavamo mi piaceva soprattutto Stewart Granger mi dava una specie di struggimento -buffo a pensarci oggi che hai a portata di clic milioni di immagini -noi invece dovevamo prima di tutto mettere da parte i soldi per andare in cartoleria poi andarci con le amiche scegliere la/le foto che ci piacevano e comprarle -chissà come dicevamo forse “vorremmo comprare delle foto di attori” dovevano essere dentro dei grandi album pieni di foto e noi probabilmente li sfogliavamo con calma e poi sceglievamo e forse dicevamo al cartolaio “prendiamo queste due” –
chissà quanto costavano

 

Una storia su cui potrei anche scrivere un racconto o addirittura un romanzo

6 Feb

Che importano gli anni

che importa il tempo

quel che rimane

sono le immagini –

e io vedo

una casa strana

una casa che era una specie di loft

per forza un loft –

che era stato una fabbrica

e ora era un loft

senza cibo

naturalmente

senza odori di cibo preparato

in casa –

e quando si usciva

per il ristorante

si diceva

“che buono odore che esce

dalla casa del portiere” –

e già da allora

nel tempo della nebbia

antica

sentivo in me

che solo quell’odore

era una casa –

e insomma

c’era questo posto

che essendo stato una fabbrica

aveva questo stanzone vuoto

dove

non so dove

non so come

armadi

scaffali

arnesi

insomma intere stanze

erano nascoste

incassate

da qualche parte

ma c’erano –

ma ricordo una tavola nera

con sopra

canovacci pieni

di arance

che erano state spremute –

e questo modo di spargere

su canovacci decine di

arance spremute

mi sembrava una cosa bella e strana –

perché io lì

invidiamo e ammiravo

tutto e tutti

e mi sentivo un pesce fuor d’acqua

una che lì non c’entra

non è dei nostri

una che solo ci guarda

che è come mi sentivo sempre

allora –

alzando lo sguardo

dallo stanzone delle arance spremute

vidi il soppalco

dove sdraiata nel letto

stava lei, la Dea

la bella

la ricca

la amata –

e poi tutto deve essere precipitato

per lei, per noi

per tutti –

ci siamo salvati

alcuni

guardando

dentro noi stessi

e trovandoci

noi malgrado

anzi

malgrado noi

qualcosa di bello

 

Remo Bassini

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