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Fare l’amore mi fa venire fame, disse

30 Giu

Fare l’amore mi fa venire fame, disse dopo essere uscita dalla nostra camera da letto. La casa non era bella, era una casa da studenti, anche se ormai lavoravamo tutti. Lì avevamo vissuto insieme per tutta l’università, e così noi quattro eravamo rimasti in quell’appartamento anche dopo gli studi. Due coppie, neanche tanto affiatate tra loro, ma era troppo comodo economicamente per separarsi e trovare ognuno il proprio appartamento. Una mattina avevo incontrato Franca, una mia ex compagna di studi, c’eravamo abbracciate e poi lei mi aveva chiesto: mi presti la tua camera un pomeriggio? Abito ancora con i miei e lui è sposato. Non sappiamo mai dove andare a fare l’amore. Le avevo detto subito di sì, pur sapendo che Claudio, il mio compagno, poteva anche non essere d’accordo. Stavamo insieme da tanto, e a trent’anni forse ci saremmo dovuti sposare, mettere su una casa normale, smettere di vivere come studenti. Anche Marina e Giulio, l’altra coppia che viveva con noi, avevano la nostra stessa età. Lei faceva l’insegnante precaria, lui lavorava con me in una casa editrice, mentre Claudio era impiegato in comune.
Così la mia amica Franca uscita dalla nostra camera da letto insieme ad un uomo alto e bello disse: dopo fatto l’amore mi viene sempre fame. Lo disse a tutti e quattro noi di casa riuniti in quella domenica pomeriggio nel nostro soggiorno su cui si affacciavano le nostre rispettive camere. Avevamo un solo bagno e la mia amica e il suo bello vi si diressero dopo che lei mi aveva chiesto sotto voce dove fosse. Claudio, Marina e Giulio continuarono a leggere i loro libri, neanche alzarono gli occhi verso i due usciti dalla mia camera da letto. Non era una situazione imbarazzante, nessuno di noi la viveva in quel modo, però non volevamo neanche dare troppo peso alla cosa, cioè al fatto di prestare una nostra camera da letto a due per fare l’amore. Nessuno di noi proferì né in quel momento né in seguito: però che gente strana, potevano anche andare in un albergo. Invece non abbiamo detto né pensato niente di offensivo o moralistico verso la mia amica e il suo uomo sposato. Quando sono tornati dal bagno ho preparato per tutti thé e biscotti. Lei, la mia amica, ha ripetuto: quando faccio l’amore mi viene sempre fame. Dopo aver consumato la merenda se ne andarono. Più tardi lei mi telefonò, lui guida gli autobus, mi disse, come se questo fosse in qualche modo rilevante, ma non capii per cosa.

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Per D.

8 Apr

Di te mi ricordo
che abbiamo giocato a tennis
parecchi anni fa –
tu eri più grande di me
di un bel po’
ma vincevi sempre –
il tennis è tremendo con i perdenti –
e poi mi ricordo
che dicevi che eri stato pilota
nell’ultima guerra
ma secondo te
non eri un granché –
e poi di te mi ricordo
che venni a chiederti
della California anni ’60
e tu mi parlasti di Berkley –
ora c’è il tuo libro
a parlarmi di te

 

Samantha che vuole essere capita

7 Feb

credit to Federico Paoli
https://federicopaoligraphic.com/

Samantha
davvero vuoi essere capita?

il tuo sacchetto di sogni
non vuoi tenertelo per te? –
sarebbe meglio, sai
già è così, vedi
cerca di andarsene
volare via
abbandonarti –
se nessuno ti capisce
almeno, dai
hai il tuo sacchetto –
è ancora lì
ma per poco –
è già tanto consumato
sbrindellato
è stanco d’aspettare –
anche i sogni diventano vecchi –
soprattutto loro

Il sentiero stellato di Paolo Vites

17 Giu

8th of May

Jeff Tweedy e Paolo Vites Jeff Tweedy e Paolo Vites

Cosa vuol dire essere tra i massimi esperti mondiali di una tra le più importanti personalità della cultura dell’ultimo secolo? La risposta ce la potrebbe fornire Paolo Vites, anche se sarebbe lui stesso il primo a schernirsi. Però, bando alla timidezza, parliamo di un giornalista che di Bob Dylan conosce vita e miracoli più di quanto non ne conosca Dylan stesso.

Va bene Greil Marcus, e con lui Ratso Sloman, Robert Shelton, Clinton Heylin, Anthony Scaduto, ma laddove la competenza storica non teme i nomi più celebri, la prosa dà un verdetto per chi scrive inappellabile: ubi Vites, Marcus cessat.

02.

Di anni ne ho (ne abbiamo) qualcuno di troppo sulle spalle per scrivere che ho visto il futuro della critica rock e il suo nome e…, ma insomma, leggete una sua pagina e poi non dite di non avere il cuore più caldo…

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Nottambuli. Hopper e il romanzo che si scrive vivendo

1 Mag

8th of May

nighthawksMagari quella coppia si è già detta tutto e il bar è solo l’illusione di poter rimettere i cocci. Un ultimo tentativo di ricomporre una vita insieme. La donna è uscita di casa scoraggiata e l’uomo l’ha raggiunta. Nell’urgenza di provare che non tutto è perduto si è pure dimenticato di togliersi il cappello.

Oppure la coppia non è una coppia. Solo due individui che accostano le proprie solitudini. Un tentativo di chiacchiera che l’ora molto tarda non aiuta a decollare. «Mi permette di ordinare due…?», «Ordini quel che le pare.», «Anche lei da sola?», «Guardi non è cosa…», «Mi scusi non volevo…», «Si figuri, è questa città che uccide…». Lui ha ordinato, ma altre parole non ne sono uscite.

O magari sì, i due sono compagni nella vita. Ma stanotte proprio non riescono a prendere sonno perché l’agenzia viaggi della donna non funziona più. Un lavoro superato dai tempi…

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Il campo

7 Mar

Il campo
tra il verde chiaro e scuro

di luce e ombra –
sottile una linea sfuma

Un bellissimo documentario degli anni ’60 sulla scuola di scrittura di Boulder dedicata a Jack Kerouac

24 Feb

 

 

 

Contiene testimonianze dirette dei protagonisti della beat Generation; è presente anche Timothy Leary che dice cose stravaganti ma di grande interesse. Ci sono filmati dell’epoca davvero inediti sulla scuola di scrittura di Boulder dedicata a Jack Kerouac. Vi compaiono Ginsberg, naturalmente, ma anche Corso, Orlovsky, Waldman, Burroughs, gli studenti che la frequentano. Ci sono letture di poesie in mezzo alla strada, piccole manifestazioni contro la guerra interrotte da poliziotti che hanno la stessa età degli studenti e tutto sommato si comportano in modo gentile, li invitano a spostarsi dal centro della strada o li spostano di peso ma con maniere non violente.
Un mondo a parte quello beat-psichedelico-hippy nelle sue manifestazioni più spontanee, prima che il mercato se ne impossessasse.
Alla scuola di scrittura le lezioni avvengono in luoghi informali, tipo soggiorni con sedie e poltrone sparse qua e là. Gli insegnanti parlano come viene loro di fare lì per lì, in modo del tutto spontaneo, improvvisato, stanno in mezzo agli studenti, non c’è separazione tra gli uni e gli altri. Magnifico, teatrale, Ginsberg quando legge le sue poesie accompagnato dall’harmonium che suona anche bene. Burroughs, come dice Ginsberg nel commento al documentario sembra uno della CIA dai modi di fare calmi e prudenti. Adorante la sempre presente Fernanda Pivano che ascolta scegliendo un angolo della stanza in cui rifugiarsi dalla luce accecante di tanta genialità raccolta tutta insieme davanti a lei.

Traduco Canzoni.

Portiamo parole straniere ad orecchie italiane. Un album per ogni post. Qualsiasi genere, anche quelli che non vi piacciono. Tradotti bene eh, mica con Google Translate. Per cercarle c'è un bel link là sopra, che qua non mi fa mettere una ceppa.

Antonio Russo De Vivo

Editor & Consulente editoriale.

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8th of May

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