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Improvvisazione sul tema : L’altrui elogio

25 Ago

L’altrui compenso – elogio – affetto –
dicono che gli attori recitino per l’applauso –
posso dire anche gli scrittori –
per un like, un libro in più venduto, un lieto fine a un firma copie –
ma scrivono anche per l’elogio di se stessi a se stessi
quando riescono a scrivere sia con la testa vuota che piena –
testa vuota sta per sonno – stanchezza mala voglia –
piena non  sta per ispirazione ma test piena di idee e ripetizioni –
pensiero che sta lì su se stesso e ancora ancora sa solo ripetersi
riprovarci – non a capire ma a non capire – voglia sopita –
intanto qui accanto asfalto caldo – gente che lavora – fa buche e poi le riempie –
parlano un dialetto veneto forse – perché no? – parlano un dialetto comunque e io non li capisco –
usano una macchina col motore che va va…fa buche?
non so ma poi si spegne-
e il cagnetto lì vicino smette di abbaiare –
ma solo una vocina ogni tanto –
il mio accanto a me si spulcia cioè si mordicchia il dorso freneticamente –
lo fa solo d’estate –
dicono che d’estate il pelo lungo è meglio per un cane –
ha meno caldo dicono –
mi si chiudono gli occhi – vorrei dormire
e forse lo faccio.

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Improvvisazione su scarpe e altro

13 Lug

Le scarpe ve le levate
se volete volare
questo albero
potrebbe cadere
e anche questo
se c’è vento
datemi le scarpe
ve le nascondo
meglio che posso
scusate
grazie
fiorirete
vedrete che bello
l’ultima volta
è stato tempo fa
un vero spettacolo –
portava vergogna
umiliazione
rimorso
a meno che…
chi mi viene ad aiutare?
c’è bisogno
di ansia
e conforto
per cancellare
l’incancellabile
accettare
l’impossibile
furore
che sfocia
in aperta sfida
occhi puntati
dove nessuno vede
favole raccontate
a lume di candela
incantare la mente
con false note
dolenti
o allegre
lasciare andare
chi vuole andare
o partire per un po’
o per sempre –
radici ingombrano
la strada
ma che importa
ridere
di ogni dove
aspettare
indicazioni preziose
spazzare cortili
invasi di rami e foglie
infrangere leggi
costruire regole
provarle tutte –
impegnato in attività strane
apparentemente utili
come indurre qualcuno
convincerlo
di quel che conviene.

Sul treno e in città

11 Giu

Dal finestrino del treno
già il biondo del grano
gente al lavoro
due uomini su un terrazzo –
l’aria condizionata mi dà fastidio –
dopo sulla piazzetta
passa gente
studenti perlopiù –
accanto a me
sull’unica panchina
una donna ( forse tedesca )
guarda una mini carta
di certe vie della città
mi sorride, poi va via –
penso sempre
vengo in città a scrivere
ma ora che ci sono
ho poco da dire –
la gente sembra sempre la stessa
una donna troppo grassa
rondini attraversano il sole
le torri antiche incombono

Alla Mostra di Courbet ( settembre 2018 Palazzo dei Diamanti di Ferrata) – Improvvisazione davanti a l quadro: I levrieri del Conte di Choiseul 1866

18 Nov

Vivi
che sono morti
neanche le ossa –
però
lo sguardo vacuo del più chiaro
carezzevole sguardo
non ossequioso
verso il padrone –
l’altro, lo scuro
annusa l’aria salmastra
una zampa alzata
come volesse
andare
verso quell’odore
forse di pesce
abbandonato
sulla riva –
dietro un mare
rosa e azzurro
impressionistico

Sette passi

18 Ott

Sette piccoli passi
e poi si ferma
cinque piccoli passi
e poi si ferma
dieci piccoli passi
e poi si ferma –
riprende fiato e ricomincia –
piove
ma lui usa l’ombrello
come bastone –
è solo, anziano
lo guardo
gli conto i passi –
poi non lo faccio più
il semaforo è diventato verde

In quelle borse antiche

16 Ott

In quelle borse antiche
frutti d’ippocastano –
portano bene
si diceva –
toccarle ogni tanto
doveva dar piacere

Fare l’amore mi fa venire fame, disse

30 Giu

Fare l’amore mi fa venire fame, disse dopo essere uscita dalla nostra camera da letto. La casa non era bella, era una casa da studenti, anche se ormai lavoravamo tutti. Lì avevamo vissuto insieme per tutta l’università, e così noi quattro eravamo rimasti in quell’appartamento anche dopo gli studi. Due coppie, neanche tanto affiatate tra loro, ma era troppo comodo economicamente per separarsi e trovare ognuno il proprio appartamento. Una mattina avevo incontrato Franca, una mia ex compagna di studi, c’eravamo abbracciate e poi lei mi aveva chiesto: mi presti la tua camera un pomeriggio? Abito ancora con i miei e lui è sposato. Non sappiamo mai dove andare a fare l’amore. Le avevo detto subito di sì, pur sapendo che Claudio, il mio compagno, poteva anche non essere d’accordo. Stavamo insieme da tanto, e a trent’anni forse ci saremmo dovuti sposare, mettere su una casa normale, smettere di vivere come studenti. Anche Marina e Giulio, l’altra coppia che viveva con noi, avevano la nostra stessa età. Lei faceva l’insegnante precaria, lui lavorava con me in una casa editrice, mentre Claudio era impiegato in comune.
Così la mia amica Franca uscita dalla nostra camera da letto insieme ad un uomo alto e bello disse: dopo fatto l’amore mi viene sempre fame. Lo disse a tutti e quattro noi di casa riuniti in quella domenica pomeriggio nel nostro soggiorno su cui si affacciavano le nostre rispettive camere. Avevamo un solo bagno e la mia amica e il suo bello vi si diressero dopo che lei mi aveva chiesto sotto voce dove fosse. Claudio, Marina e Giulio continuarono a leggere i loro libri, neanche alzarono gli occhi verso i due usciti dalla mia camera da letto. Non era una situazione imbarazzante, nessuno di noi la viveva in quel modo, però non volevamo neanche dare troppo peso alla cosa, cioè al fatto di prestare una nostra camera da letto a due per fare l’amore. Nessuno di noi proferì né in quel momento né in seguito: però che gente strana, potevano anche andare in un albergo. Invece non abbiamo detto né pensato niente di offensivo o moralistico verso la mia amica e il suo uomo sposato. Quando sono tornati dal bagno ho preparato per tutti thé e biscotti. Lei, la mia amica, ha ripetuto: quando faccio l’amore mi viene sempre fame. Dopo aver consumato la merenda se ne andarono. Più tardi lei mi telefonò, lui guida gli autobus, mi disse, come se questo fosse in qualche modo rilevante, ma non capii per cosa.

Paolo Ferrucci

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