Archive | novembre, 2014

La lettera ritrovata – quella che Neal Cassady scrisse a Kerouac e che diede a Kerouac l’impulso a scrivere come poi avrebbe scritto tutti i suoi capolavori, e che si pensava fosse andata perduta –

28 Nov

Neal è l’inizio ( di tutto ) – e anche la fine ( di tutto ) – in mezzo la lettera di 16000 parole scritta a Jack Kerouac nel 1950 senza pensare, senza correggere, così di getto. “Quella lettera” senza la quale nè Kerouac nè Ginsberg sarebbero esistiti come scrittori, perché Jack non avrebbe imparato a scrivere da Neal e Ginsberg non lo avrebbe imparato da Kerouac. Eppure Neal non era uno scrittore e non lo ha mai voluto essere. Lui non aveva tempo da perdere seduto ad un tavolo a macinare parole, lui doveva vivere, in fretta, di corsa, di furia rabbiosa.
Ora quella lettera è stata ritrovata. Si pensava perduta, in tutte le biografie di Kerouac e Ginsberg si diceva che era andata perduta e che era un vero peccato. Perché tutto è cominciato da lì, dalla lettera di Neal, l’inizio della beat generation fu quella lettera; perché la beat generation non fu un movimento di costume, fu una grande epopea letteraria, come dopo non se ne sono più viste.
Dicevo, si pensava fosse andata perduta, caduta nell’acqua, per sbaglio, per distrazione di Gert Stern che viveva su una chiatta a Sausalito. Lui l’aveva ricevuta in prestito da Allen Ginsberg che a sua volta l’aveva ricevuta in prestito da Jack Kerouac, a cui era stata scritta da Neal Cassady. Quello che si era sempre saputo, prima del suo ritrovamento, era che Gert Stern l’avesse appunto  perduta per incuria o distrazione. Keroauc se ne rammaricò con Ginsberg. In fin dei conti quella lettera era sua e da lei gli era venuta l’intuizione di cambiare lo stile della propria prosa in quella che avrebbe inagurato con On the road. La lettera è sempre stata conoscita come ” The Joan Letter”. In questa lettera, si legge nella biografia di Allen Ginsberg scritta da Bill Morgan, viene raccontata la storia d’amore di Neal Cassady con una donna di nome Joan Anderson. Neal ci aveva messo diversi giorni a scriverla, tra il 17 e il 22 Dicembre del 1950.
In realtà ora si scopre che Ginsberg aveva spedito la lettera alla casa editrice Golden Goose Press di San Francisco per farla pubblicare. Da un articolo scritto in questi giorni da Jerry Cimino su http://www.kerouac.com
( http://www.kerouac.com/blog/2014/11/neal-cassadys-joan-anderson-letter-found/ ) veniamo a sapere che Gert Sterner gli ha personalmente detto anni fa di non aver perso quella lettera ma di averla restituita a Ginsberg; ” He vehemently denied he lost the Joan Anderson letter and said Ginsberg actually recanted that claim before he died in 1997. Gerd told me, “I gave that letter back to Ginsberg. I didn’t lose that letter – Allen did.”
La lettera è stata ritrovata del tutto casualmente. Nel 1955 il proprietario della Golden Goose Press Richard Wirtz Emerson chiuse la casa editrice; ma siccome divideva l’ufficio con un impresario musicale, quest’ultimo decise di mettere diversi documenti della Golden Goose Press in vari scatoloni, dove sono rimansti per 60 anni. Quando l’impresario è morto la figlia Jean Spinosa è andata a guardare cosa ci fosse dentro quegli scatoloni e ci ha trovato la famosa “The Joan Letter”. Il 17 Dicembre sarà messa all’asta dalla casa d’aste della California meridionale Profiles in History.
Ovviamente noi lettori, noi appassionati di ogni singola parola, virgola e respiro di Jack Kerouac, speriamo di poterla almeno leggere. E ci uniamo a Gerry Cimino nel dire: “My most fervent hope is it will be purchased by someone who has a love of Neal & Jack and the other Beats and it will eventually be published in book form and also made available for viewing by the public. The world deserves to see this manuscript. It is historic in a general context, and in the world of the Beats it is beyond historic. It really is The Holy Grail of The Beat Generation in the sense of its significance – the fact it was lost for so many years and the legend and lore and myth that grew up around it in the 60 years it’s been missing only adds to the allure”.

Lucio Battisti e la sublime disperazione d’amore

26 Nov

Ci sono romanzi, racconti, poesie e canzoni che colpiscono il cuore e rimangono lì per sempre. Le canzoni contenute nell’album “Emozioni” del 1970, frutto della collaborazione tra Lucio Battisti e Mogol, fanno parte a pieno titolo di questa categoria.C’è stato un tempo in cui un ragazzo e una ragazza si conoscevano ballando un lento.
Vuoi ballare?
Sì, se era carino
No, se era brutto
Se era carino si cominciava così: Come ti chiami? Cosa fai? E basta. Poi si ballava il lento, su Gino Paoli, ad esempio, oppure su Lucio Battisti appunto. Per essere quel tempo lontano dei lenti (anni ’60-’70 ) un periodo puritano e bacchettone, questo fatto che alle feste private, che usavano molto, e nei locali si ballassero i lenti era una gran furbata. C’era questo immediato contatto fisico, fatto di tatto, odorato, vista, ci si abbracciava, insomma, prima ancora di conoscersi. Ed era una cosa considerata normale, del tutto non trasgressiva. Era considerato normale cioè che ci si toccasse prima di conoscersi sul piano mentale. Bello, no? Sì, perché cosa c’è di più intimo tra due estranei che ballare un lento su una canzone d’amore di Lucio Battisti? Tra i due cominciava subito una storia, a volte “solo” un’amicizia, altre iniziava e finiva con quel primo e unico ballo; ma era comunque una storia di corpi, cuori e sentimenti. E questo perché si svolgeva in presenza di quel motore potente che è una canzone d’amore. Naturalmente non tutte le canzoni d’amore hanno questo potere di trapassare corpo e mente ed insediarsi stabilmente nel nostro cuore. Quelle di Lucio Battisti sì. Sono racconti, storie vere e proprie e sono le nostre! E’ quello che ci sta capitando, ci è capitato o ci capiterà. Spesso le canzoni dell’album “Emozioni” sono storie d’amore non ricambiato o frainteso, sono cioè storie dell’amore disperato. E il loro potere evocativo sta nella meravigliosa miscela che si crea tra la musica, le parole e la voce inconfondibilmente coinvolgente e romantica di Lucio Battisti. Prendiamo “ Fiori rosa fiori di pesco”. Prima di tutto c’è questo chiedere all’amata “scusa”. Solo i perdenti e gli incompresi in una storia d’amore chiedono sempre scusa. E subito dopo dice: “Sono venuto qui questa sera, fammi entrare per favore”. A chi non è capitato di chiedere e di implorare…di umiliarsi. Perché umiliarsi per amore è una cosa nobile e bella. Lei, l’amata, ha le mani fredde e trema; che bello, forse mi ama ancora, pensa lui. Ma poi vede l’altro e chiede scusa anche a lui: “ Signore chiedo scusa anche a lei”, dice. Chi non si è mai trovato in una situazione del genere alzi la mano.
Perché “Mi ritorni in mente” non è deliziosamente disperante? Lui e lei ballano insieme. Si capisce subito che la più forte nel rapporto è lei. Lui infatti è quello che ama di più. Dice il testo: “Quella sera ballavi insieme a me/ e ti stringevi a me/ all’improvviso, mi hai chiesto lui chi è/ lui chi è/ un sorriso, e ho visto la mia fine sul tuo viso/ il nostro amor dissolversi nel vento/ ricordo, sono morto in un momento” Le canzoni hanno testi che naturalmente vanno ascoltati insieme alla musica . Ma questi delineano la scena di una storia che ha un prima e un dopo. E la parola più importante che dà il senso alla storia è “All’improvviso”. All’improvviso è il topos di ogni romanzo, racconto, poesia che si rispetti. Perché tutto nel cuore umano avviene “all’improvviso”. Ed infatti basta l’ istante di uno sguardo per passare dall’idillio romantico alla disperazione. Perché lei fa quella domanda così crudele: “lui chi è?” E soprattutto perché la fa proprio a quello a cui è abbracciata? La risposta è semplice. Lei ha così tanto potere da volere che sia il suo innamorato diventato “all’improvviso” il suo ex innamorato, a portarle su un piatto d’argento il suo nuovo amore. Tanto che lui ricordando quell’amore ormai finito dice “ ricordo sono morto in un momento”. La morte nel cuore, chi non l’ha provata? Prima del tradimento, prima dell’essere lasciati. Perché il cuore sa tutto prima, molto prima della ragione, delle spiegazioni, delle parole.
La disperazione d’amore è il tema di tante altre canzoni di Lucio Battisti, basti pensare alle celebri parole contenute in “Emozioni” (che dà il titolo all’album del 1970): “E guidare come un pazzo a fari spenti nella notte/ per vedere/ se poi è così difficile morire. Oppure le parole altrettanto celebri di “Non è Francesca”, in cui il tradimento non viene preso in considerazione tra le cose che possono accadere: “Se c’era un uomo poi,
no, non può essere lei/Francesca non ha mai chiesto di più/chi sta sbagliando son certo sei tu/Francesca non ha mai chiesto di più/
perché/ lei vive per me. Cito infine la più emblematica tra le canzoni di Battisti sulla disperazione d’amore: “Io vivrò” in cui si dice: “Che non si muore per amore/è una gran bella verità/…solo continuerò e dormirò/mi sveglierò, camminerò/lavorerò, qualche cosa farò/qualche cosa farò/ sì, qualche cosa farò/qualche cosa di sicuro io farò/piangerò/sì io piangerò…”
Le canzoni dell’album di Battisti del 1970 le trovate cantate da Lucio Battisti qui:http://www.youtube.com/watch?v=F3NhSTix6rM&index=2&list=PLE6A1EC6093E54079

 

Ritrovata la lettera che ispirò On the road di Kerouac

24 Nov

È stata ritrovata e sarà messa all’asta la lettera “madre” della beat Generation.18 pagine all’anfetamina scritte nel 1950 da Neal Cassady all’amico Jack Kerouac, che dopo averla ricevuta cestinò la prima bozza di On the Road e in 3 settimane di scrittura rielaborò il romanzo. La lettera, disse Kerouac, era andata persa dall’amico Allen Ginsberg, il quale l’aveva consegnata a Gert Stern, che all’epoca viveva su una chiatta del North Carolina e l’aveva fatta cadere in acqua. Ma in realtà Ginsberg l’aveva spedita alla Golden Goose Press di San Francisco dove non era mai stata aperta. Alla chiusura della casa editrice stava per essere buttata, ma un editore musicale che condivideva l’ufficio ha rilevato tutte le carte. Alla sua morte la lettera è stata ritrovata in fondo a un cassetto
da http://www.rainews.it/dl/rainews/media/ritrovata-lettera-cha-ispirato-on-the-road-di-Kerouac-61590627-b162-428f-8d16-3cd5f9e520d2.html

C’è un ordine, lo vedo, lo scorro con gli occhi

23 Nov

C’è un ordine –
l’argine piatto e verde
la terra nera di zolle
l’erba alta ai lati della strada
dove le piante diventan vecchie e nere
le cascine abbandonate
dai tetti sfondati
e l’aria che diventa rosa

Inverno sulla soglia di casa

20 Nov

Inverno sulla soglia di casa

inverno sulla soglia di casa

Improvvisazione ascoltando Pan di Jan Garbarek

19 Nov

Chi suona questo sax?
È così dolce
pastorale
agreste –
lo chiedo,
è il sax soprano di Garbarek –
è come un elfo o
un fringuello
o un essere perfetto
un naga?
traversa
colline riarse
montagne
e foreste –
si sente
quando il suono
si alsa
e poi si abbassa
e scivola
verso il fondo dalla montagna
e poi di nuovo sale
per traversarne un’altra
che è tutta verde
non c’è neve
non c’è ghiaccio
o picco troppo ripido –
è tutto dolce,
l’ho detto,
pastorale
agreste
come una cerimonia
che celebri la terra
nel tempio greco di Cosa
secoli fa ed ora –
ma il titolo qual è?
Pan, mi dice,
terzo brano da Rites

Desiderio vuoto

18 Nov

A volte
questo desiderio vuoto –
sudare
camminare
questo corpo
che sento vuoto –
corpo vuoto
stomaco vuoto
parlare del vuoto è pericoloso
la morte è vuota?
c’è un interno che non ha nome –
passata è questa sensazione
ora non c’è più –


c’è stata la cena

che ha un nome
insalata
mela
aceto
olio
qualche parola
poi
acceso il computer
in terrazza l’aria
di questo autunno
che è primavera-
quell’essere che non han nome
non c’è più dentro di me
l’ho chiamato desiderio vuoto –
ora mi metto a tradurre
il mio innocuo, semplice testo
su Lenore Kandel
che lei sì
che finchè ha potuto
se l’è goduta la vita
conosceva il desiderio
ma secondo me
anche il desiderio vuoto
perché felici
non si può esser sempre

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