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L’isola, il maggio francese, la betulla e un po’ di Nepal

17 Lug

Sembra il capitolo di un romanzo, ho detto a qualcuno. Parlava del maggio francese, potrei parlare del maggio giardino e della betulla grande di là dalla rete?
Che belle le betulle, si  passeggiava per Bologna e ne vedemmo una in un piccolo cortile.
Ricordo ora altri luoghi, altre persone.
Le telefonai mentre scrivevo quel romanzo nepalese. Mi rispose fredda. Del suo di libro non volle parlare. Pensava a quell’uomo lontano come il suo rifugio, come un talismano, come una reliquia viva che salva.
Non so perché ho in mente la donna avvolta in veli trasparenti color pesca.
L’uomo dell’isola, il più amato.
In alto lei, la diva
avvolta di veli e luci
sinuosa ballava –
noi ragazzine
giù nella pista
ci muovevamo a piccoli passi
e senza sensualità

 

Cose lente

15 Mar

E’ il tempo
delle cose lente –

senza ansia di incontri 
e cose da dire

Ora in giardino

12 Mar

Ora in giardino –
suoni
non rumori

Come mi vedo

27 Gen

C’è una pianta piccola di violette –
non ci sono ancora fiori
ma ci saranno –
qualche foglia secca
che non si stacca la lascio
cadrà da sola-
la terra è abbastanza umida
non ha bisogno d’acqua
solo di un aggiustatina della terra –
con le dita la livello
tutta intorno
non sarebbe necessario
ma lo faccio
perché mi piace

Adorare qualcuno è rapinarlo

20 Gen

Lei non portava slip
sotto i jeans non li portava –
era più sexy quando si spogliava per qualcuno –
più sexy con i jeans ma senza slip –
era bella lei
e carismatica
tutti cadevano ai suoi piedi
uomini e donne
e poi era molto ricca
e la sua grande casa sotto i tetti
era sempre piena di gente
che andava e veniva
mangiava e beveva
mentre lei nel suo immenso divano
riceveva tutti quelli
che la cercavano
la volevano
la adoravano –
adorare qualcuno
è rapinarlo

 

Ascoltando Peter Gabriel in “Fourteen black paintings”

16 Gen

 

Sembra che il suono arrivi da lontano

dalla cima di una montagna –

dice: sono lontano sulla cima di questa montagna –

poi arrivano altri

camminano su questo ghiaccio-neve

per raggiungerlo –

sono bagnati fradici

e poi a bocca aperta respirano

LA CAPPELLA ROTHKO

14 Gen

Cappella nera non c’è compiacimento non c’è vista udito odorato, non c’è bellezza consolazione buoni sentimenti c’è un’immagine nera o vuota che è la stessa cosa, nera o vuota nera e vuota. Trinità come una divinità davvero una divinità reale una divinità di natale da amare proprio ora proprio ora. Trinità finalmente rimasta sola invisibile come è sempre quando non è natale. Una panca per il viandante solo, sconsolato, disperato ma che ancora cerca spera anela vuole. Di fronte quello che vede sempre niente di ammirevole consolante niente di visibile reale immaginato. Niente sembianza che nasconda solo questo nero blu luminoso da guardare per vedere per vedersi non sono porte non danno accesso non portano da qualche parte non celano il divino non sono il tabernacolo ma sono tre. il pavimento rosa è una nuvola su cui galleggiamo tutti pericolosamente ma anche tranquillamente un’ombra sola il resto è luce.

N.B non posso riprodurre la fotografia della Cappella Rothko qui per via del copyright, ma la potete vedere qui:
https://lnkd.in/dqpKzZq)

Peter Gabriel compose questo brano ispirandosi alla   Cappella Rothko, dal titolo “Fourteen Black Paintings”

Alla radio ascolto Francis Poulenc

16 Dic

In cucina ascolto Francis Poulenc alla radio
lo sguardo cade sulla finestra –
la musica illumina e dà finalmente
senso alla nebbia rada
alle chiazze di ghiaccio nel prato
ai fasci di luce nel cielo –
è un insieme che non ha bisogno
di spiegazioni e dettagli –
è musica e natura –
una visione che restituisce un significato al mondo –
intuisco che quello che chiamiamo mondo
non ha un senso fuori di sé.

 

Improvvisazioni aspettando di incontrare due amiche

27 Nov

Quei posti, locali dove è buio anche a mezzogiorno in Agosto –
quei locali, sai quelli dei film dove uno/una entra alle 8 del mattino
e ordina una birra o un liquore
sai in quei film tipo Gloria di Cassavetes con la splendida Gena Rowlands –
ecco ci sono anche a Bologna –
aperti anche al mattino tipo in zona universitaria –
ma non è mica la stessa cosa secondo me –
la gente al mattino
uno studente, un professore chiede un caffè
o forse un cappuccino –
ma poi non so
non ci sono mai entrata –
ma da fuori sembrano sempre vuoti
***
vorrei mettermi seduta su una sedia sotto un portico –
e dire alla gente che passa: mi racconta la sua storia?
E io la inciderei e poi ci scriverei un racconto
o addirittura un romanzo di quelli brevi che scrivo io –
ma solo quelli che mi inspirano –
chi sa se ce ne sarebbe
e anche chissà se qualcuno si fermerebbe
a raccontarmi la sua storia –
ma non lo farò
perché come si dice a Bologna
“non mi azzardo”.

Di campagna ho scritto molto
poesie soprattutto –
ora vorrei scrivere di città –
ad esempio ora è passata una scolaresca
di bambini piccoli
la maestra era nervosa
eppure a me i bimbi sembravano buoni –

è passata ora una che fa il maschiaccio
alta ovviamente vestita di nero –
sguardo torvo –

poi qui vicino a me c’è una comitiva –
la guida spiega la storia delle due torri –
esordisce dicendo : “a me hanno raccontato…”-

poi passa uno
penso un turista con un trolley
ha una certa età
con uno sguardo azzurro disperato

Se non si ha una vera identità collettiva
anche girare per il Coin
è triste.

Sogni e improvvisazioni

13 Nov

Nel pensiero che sa di sogno
o nel sogno che sa di pensiero
raccolgo foglie secche
su un uscio
che sa di mare

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