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Improvvisazione su Lungo il portico in lontananza

18 Nov

Lungo il portico in lontananza corre un cane nero –
portico di Bologna illuminato da luce artificiale
è un cane piccolissimo da tanto che è lontano –
prendo al laccio un palloncino rosa piccolo anche lui
il filo è lungo arriva al cielo
e anche oltre
e allora non lo vedo
si è rotto, è scoppiato
non esiste più –
esistere è pensare, camminare
e avere in corpo un po’ di gioia
a me la dà bere il caffè
che non so perché ho cominciato ad adorare
forse perché è una cosa amara e nera
che ha bisogno di un’altra cosa per poter essere bevuta –
godo quando mi permetto una mezza tazzina di caffè caldo
ma perfino freddo
se dal mattino è avanzato
e non lo riscaldo
perché riscaldato il caffè fa schifo.

Sogni e improvvisazioni

13 Nov

Nel pensiero che sa di sogno
o nel sogno che sa di pensiero
raccolgo foglie secche
su un uscio
che sa di mare

Sotto un muretto

7 Nov

 

Ai margini
sotto
un muretto
di mattoni sbrindellati
che nessuno
guarda
vede
ammira
crescono gli stessi fiori di campo
del grande parco
pieno di risa e giochi

I sogni

29 Ott

I sogni
scorrono nella mente
come un film –
con dei vuoti
o tagli
o cerchi bianchi
che bruciano
nella pellicola –
anche nella vita

Uno sguardo non ha il tempo di mentire

18 Ott

E’ un attimo –
uno sguardo ti parla
ti dice cose belle
ma tutto in un attimo
uno sguardo che duri un attimo
non ha il tempo di mentire

Improvvisazione su “Torniamo alle persone vive”

4 Ott

Torniamo alle persone
quelle che le incontri
le guardi –
per guardarle
le devi cercare
telefonargli
anche messaggiarle, va
quelle persone
che un po’ ti secca cercare
vorresti ti cercassero loro
è vanità? Timidezza?
E’ orgoglio –
quelle persone che se non le cerchi tu
non ti cercano
e allora dopo un po’ le perdi
e cerchi di non dispiacertene
e ci provi e dopo
rimane solo un po’ di amarezza-
questo tra le persone “vive”
non quelle telematiche
che non esistono
davvero non esisto
io esisto
perché sto scrivendo
velocemente
sulla mia tovaglia a scacchi
mentre cuoce il risotto
e mi devo sempre alzare
e rompermi le scatole
a girarlo
—intervallo—
come ora che ho fatto un intervallo
per alzarmi
e andare a aggiungere
un po’ d’acqua nel brodo per il riso –
ecco
ho scritto in fretta
mi è venuta anche un po’ d’ansia
non so perché –
forse perché
pensare alle persone vive
un po’ emoziona

Sul treno e in città

11 Giu

Dal finestrino del treno
già il biondo del grano
gente al lavoro
due uomini su un terrazzo –
l’aria condizionata mi dà fastidio –
dopo sulla piazzetta
passa gente
studenti perlopiù –
accanto a me
sull’unica panchina
una donna ( forse tedesca )
guarda una mini carta
di certe vie della città
mi sorride, poi va via –
penso sempre
vengo in città a scrivere
ma ora che ci sono
ho poco da dire –
la gente sembra sempre la stessa
una donna troppo grassa
rondini attraversano il sole
le torri antiche incombono

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