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LA CAPPELLA ROTHKO

14 Gen

Cappella nera non c’è compiacimento non c’è vista udito odorato, non c’è bellezza consolazione buoni sentimenti c’è un’immagine nera o vuota che è la stessa cosa, nera o vuota nera e vuota. Trinità come una divinità davvero una divinità reale una divinità di natale da amare proprio ora proprio ora. Trinità finalmente rimasta sola invisibile come è sempre quando non è natale. Una panca per il viandante solo, sconsolato, disperato ma che ancora cerca spera anela vuole. Di fronte quello che vede sempre niente di ammirevole consolante niente di visibile reale immaginato. Niente sembianza che nasconda solo questo nero blu luminoso da guardare per vedere per vedersi non sono porte non danno accesso non portano da qualche parte non celano il divino non sono il tabernacolo ma sono tre. il pavimento rosa è una nuvola su cui galleggiamo tutti pericolosamente ma anche tranquillamente un’ombra sola il resto è luce.

N.B non posso riprodurre la fotografia della Cappella Rothko qui per via del copyright, ma la potete vedere qui:
https://lnkd.in/dqpKzZq)

Peter Gabriel compose questo brano ispirandosi alla   Cappella Rothko, dal titolo “Fourteen Black Paintings”

Bologna

16 Mar

Tornata a casa la sera ripenso al pomeriggio passato a Bologna. Mi vedo in Piazza Maggiore, la facciata di marmo rosa e bianco piena di luce la gente sdraiata seduta sul crescentone accanto ai i tavolini all’aperto con le sedie nere pieni di  persone, non sembrano turisti ma gente uscita di casa per andare in centro non a fare la spesa come di mattina ma a zonzo o a prendere il sole e la piazza e San Petronio. Seduti su quelle sedie nere c’è un sacco di gente, coppie, amiche anzianotte, a un tavolo una donna dai capelli rossi sola, si guarda intorno per me non si diverte, divago pensando si sente sola è uscita di casa per sentirsi meno sola ma invece magari aspetta l’amica o il moroso e sono io che proietto ovunque su chiunque il mio pessimismo.
Sono venuta apposta in città dalla campagna per farmi un giro, sala borsa, libri, gente sulle poltrone. Al bar della grande biblioteca anche lì gente. Strano mi sembra non abitando più in città che la gente esca solo per vedere altra gente, stare in mezzo alla gente. Qui dove sto io c’è solo la campagna. Guardavo in città le persone camminare sui marciapiedi mentre in autobus tornavo alla macchia e mi sembrava una cosa strana anche quella. In paese si va al bar per andare al bar ci si siede ai tavolini ma non c’è gente da guardare si sta ai tavolini e basta. Qui in città nella bella Piazza Maggiore si sta ai tavolini per guardare oltre i tavolini, magari parlando con amici lì con te ma intanto guardi oltre, il marmo, la gente seduta sui gradini di San Petronio, i ragazzi sdraiati sul crescentone.

Un bellissimo documentario degli anni ’60 sulla scuola di scrittura di Boulder dedicata a Jack Kerouac

24 Feb

 

 

 

Contiene testimonianze dirette dei protagonisti della beat Generation; è presente anche Timothy Leary che dice cose stravaganti ma di grande interesse. Ci sono filmati dell’epoca davvero inediti sulla scuola di scrittura di Boulder dedicata a Jack Kerouac. Vi compaiono Ginsberg, naturalmente, ma anche Corso, Orlovsky, Waldman, Burroughs, gli studenti che la frequentano. Ci sono letture di poesie in mezzo alla strada, piccole manifestazioni contro la guerra interrotte da poliziotti che hanno la stessa età degli studenti e tutto sommato si comportano in modo gentile, li invitano a spostarsi dal centro della strada o li spostano di peso ma con maniere non violente.
Un mondo a parte quello beat-psichedelico-hippy nelle sue manifestazioni più spontanee, prima che il mercato se ne impossessasse.
Alla scuola di scrittura le lezioni avvengono in luoghi informali, tipo soggiorni con sedie e poltrone sparse qua e là. Gli insegnanti parlano come viene loro di fare lì per lì, in modo del tutto spontaneo, improvvisato, stanno in mezzo agli studenti, non c’è separazione tra gli uni e gli altri. Magnifico, teatrale, Ginsberg quando legge le sue poesie accompagnato dall’harmonium che suona anche bene. Burroughs, come dice Ginsberg nel commento al documentario sembra uno della CIA dai modi di fare calmi e prudenti. Adorante la sempre presente Fernanda Pivano che ascolta scegliendo un angolo della stanza in cui rifugiarsi dalla luce accecante di tanta genialità raccolta tutta insieme davanti a lei.

C’era un uomo

25 Lug

C’era un uomo proprio all’inizio del grande cimitero.
Entravi e lo vedevi.Era giovane, quarant’anni, penso.
Gli era morta la moglie da poco e lui stava lì accanto
alla sua tomba seduto su una sedia bassa di legno e
paglia, tutto il giorno fino a che il cimitero chiudeva.
Non sappiamo nulla di quelli che vediamo una volta,
una volta sola, ma ce li ricordiamo, non sappiamo nulla
di quello che gli è successo dopo negli anni, nei decenni.
Saranno invecchiati, si saranno rassegnati, saranno stati
di nuovo felici. Avranno avuto altre mogli se le hanno perse,
altri figli se li hanno persi. I fratelli no, se ci sono morti
non ce ne saranno dei nuovi.

L’archivio delle storie

14 Lug

Per tre quarti della mia vita ho sempre pensato di aver solo perso tempo.
In storie malandate, a lavorare, in casa a leggere o a far niente
in giro senza un vero scopo.
Invece.
Raccoglievo materiale per adesso. Adesso che scrivo. 

Il metodo di lavoro di Allen Ginsberg

7 Lug

In molti casi il metodo di lavoro di Allen Ginsberg era quello di utilizzare parti del suo diario per scrivere poesie in un secondo momento. Erano frammenti in prosa da trasformare in seguito in poesie. “Registrava i particolari, i dettagli, via via che li notava: una forma letteraria poteva benissimo essere data in un secondo momento”, da ” Bill, Morgan, Io celebro me stesso, la vita quasi privata di Allen Ginsberg, pag. 349.

Il metodo è il non metodo

20 Feb

NELL’IMPROVVISAZIONE DI SCRITTURA
IL METODO E’ IL NON METODO

scrivere e meditare

Chic After Fifty

Il fashion blog di Anna da Re

Convenzionali

Vediamo un po'...

Paolo Ferrucci

Analyst and Writer

libroguerriero

se non brucia un po'... che libro è?

Traduco Canzoni.

Portiamo parole straniere ad orecchie italiane. Un album per ogni post. Qualsiasi genere, anche quelli che non vi piacciono. Tradotti bene eh, mica con Google Translate. Per cercarle c'è un bel link là sopra, che qua non mi fa mettere una ceppa.

Gesù per atei

Il blog personale di don Fabrizio Centofanti

La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

D.O.

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PARLA DELLA RUSSIA

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

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Giuseppe Genna

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