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Jim caro, cosa c’è dall’altra parte?

15 Dic

15NOV2008_jim in treno alla stazione di ComoJames Koller alla stazione di Como
2008

Caro Jim
dove sei ora?
Cosa c’è dall’altra parte?

Per Jim ( James Anthony Koller Jr. passed over to the other side today, 10 December 2014, at about 12:15PM in Joplin, Missouri)

11 Dic

Per Jim

Guardo il giardino –
l’erba più verde
sei tu

Jim in Italia

14 Dic

jim

James Koller è un uomo alto e allampanato, dalle spalle un po’ curve, una lunga coda di cavallo portata con affascinante disinvoltura, scarpe grosse antiche e una faccia piena di nostalgia degli anni finiti. Jim è un poeta. Per il mondo è anche altre cose ( marito, padre, fondatore del movimento bioregionale e di riviste…). Ma per me è un poeta. Anzi Jim è la poesia. La sua faccia, il suo parlare, il suo camminare, il suo guardarti, la sua malinconia sono poesia vivente. Jim non è diverso dalla sua scrittura, ecco il segreto del vero poeta. Le sue poesie parlano di coyotes, lupi, cervi, vecchi capi indiani, donne dalle ampie gonne, amori troppo presto finiti. Jim ogni due o tre anni viene in Italia a leggere le sue poesie e a salutare vecchi e nuovi amici. Si ferma nelle case, nelle osterie, nelle librerie, si alza e legge. Non mostra alcuna emozione particolare nel farlo. Jim è molto cool a vederlo. Non solo quando legge le sue poesie, ma anche quando parla, quando sta in mezzo alle ragazze piene di curiosità per questo vecchio ragazzo beat, che chissà quante storie ha da raccontare. A Jim piace la grappa italiana. E così quando qualche anno fa è venuto a casa nostra per una serata di sue letture poetiche, e gli abbiamo chiesto: vuoi qualcosa da bere? Lui ha risposto “grappa”. Ci è sembrata una cosa simpatica che la prima cosa che Jim ci ha detto sia stata “grappa”. Lui è così naturale, spontaneo, anche nella sua malinconia. Come l’epoca americana di cui è uno degli ultimi rappresentanti viventi. Tra me e Jim la comunicazione non è così fluida come vorrei per via del mio inglese malandato, ma c’è sempre Giuseppe Moretti a darci una mano per questo. E’ la sua fortuna il mio sgangherato inglese, sennò lo tempesterei di domande sulla beta generation, e vorrei sapere dettagli e aneddoti su Ginsberg, Kerouac, Lenore Kandel, poetessa hippy da me molto amata. Il Italia ilo vero mondo beat, quello hippy, quello dei Diggers di San Francisco, quello del bioregionalismo, del ritorno al villaggio, non sono molto conosciuti. Se ne ha un’idea vaga e stereotipata. Le poesie di Jim rispecchiano quel mondo e per chi non ne sa nulla possono anche spiazzare. Questo perché da noi non siamo abituati alla spontaneità in poesia, al fatto che essa rappresenti ed esalti momenti di vita di una grande intensità pur nella loro semplicità e quotidianità. Da noi resiste ancora l’idea che più la poesia è oscura e meglio è.
Non so nulla della vita americana di Jim, non so come sia la sua casa, la sua cucina, il suo armadio. Ma so com’è il bosco dove lui cammina, i falchi che ha visto mille volte, la donna che ha molto amato e che non lo capiva. Me li posso immaginare perché lui nelle sue poesie ne parla. Sono brevi fermo immagini dello scorrere della vita, soprattutto di quella animale.
L’ultima volta che Jim è venuto in Italia è stato l’anno scorso per il suo solito tour di readings. E’ venuto anche a leggere le sue poesie alla Locanda Pincelli di Selva Malvezzi.Abbiamo stampato dei volantini per pubblicizzare l’evento. E’ venuta gente da Bologna, ma più che altro c’era la gente del paese quella che i venerdì si raduna in questo locale per ascoltare musica rock dal vivo, mangiare buon cibo della cucina bolognese e bere buoni vini. Jim è stato la star della serata. La star venuta dall’America. Quell’America da molti di noi sognata, immaginata mille volte sui libri di Ginsberg, Kerouac, Ferlinghetti e gli altri meravigliosi frutti di quella generazione.

Remo Bassini

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