Tag Archives: buddismo tibetano

Il mio romanzo “Verso Kathmandu alla ricerca della felicità” ambientato in Nepal negli anni ’70

10 Gen

E’ da poco uscito il mio ultimo romanzo. E’  intitolato “Verso Kathmandu alla ricerca della felicità”.
E’ ambientato in Nepal negli anni ’70; è scritto in prima persona ma non è autobiografico, non sono mai stata in Nepal; è illustrato da disegni a matita su foto di quei luoghi in quegli anni . E’ pubblicato da una piccola casa editrice, la Ouverture:

http://www.ouverturedizioni.it/

Questa la trama: Elisa è una giovane studentessa, presto abbandona i suoi studi in conservatorio per seguire due amici in partenza per l’India e il Nepal, sogno di tanti giovani come lei negli anni settanta. Arrivati a Kathmandu, lascia i compagni di viaggio per recarsi in una collina vicina dove incontra un monaco che guida giovani occidentali alla ricerca di una via spirituale alla vita. L’incontro tra Elisa e il monaco è fulminante, la ragazza decide di rimanere lì insieme ad altri ragazzi come lei. Attraverso gli occhi di Elisa vengono esplorate le vicende, le emozioni e le aspirazioni dei suoi nuovi compagni i ricerca, non ultimo il monaco, figura carismatica e fondamentale in questo percorso. Sullo sfondo di panorami mistici ed evocativi, i protagonisti di questo viaggio intraprendono cammini di vita alla luce di nuove consapevolezze ed esperienze.

Matthieu Ricard: The habits of happiness

13 Nov

https://www.ted.com/talks/matthieu_ricard_on_the_habits_of_happiness/transcript?language=en#t-248674

E allora come dobbiamo procedere nella nostra ricerca della felicità? Molto spesso noi guardiamo fuori di noi. Noi pensiamo che dovremo mettere insieme questo e quello, tutte le condizioni tutto per per dire, qualsiasi cosa per essere felice. Bisogna avere tutto, per essere felice. Questa frase indica il modo più sicuro per distruggere la felicità. Avere tutto. Se ci dimentichiamo qualcosa, è la rovina! E così quando qualcosa va male noi cerchiamo di trovare al di fuori la soluzione, ma il controllo del mondo esterno è limitato, temporaneo, e spesso illusorio. E ora guardiamo alle condizioni interne. Forse che non sono queste le più forti? Non é la mente che ci traduce le condizioni esterne in felicità o sofferenza. Non è questa la più forte? Sappiamo per esperienza, che possiamo essere in un piccolo paradiso e dentro di noi essere totalmente infelici. ….”

Lama Yeshe agosto 1983

23 Giu

Arriva
da un luogo sacro –
mi giunge la voce
che sembra già stanca
malata
di Lama Yeshe –
l’unico che ci ha capito
noi occidentali
e perdonato
perché vedeva
(dicono)
dentro di te
proprio dentro di te –
e vorrei che ora vedesse
anche dentro di me
la poca
(che vorrei tanta)
fede
fiducia
e disciplina

Sulla vacuità

13 Mag

Eppure
è così difficile pensare
che non ci sia un inizio –
quasi impossibile –
un prima e un dopo c’è
tanti prima
e tanti dopo
infiniti prima
e infiniti dopo –
ma un prima – prima?
solo se si crede in un Dio?
no
perché anche un Dio
è un prima
e allora
prima di Dio?
rompicapi
paradossi
soprattutto enigmi
ecco la nostra mente

Guardando il video di Dannate nuvole di Vasco Rossi

13 Apr

Chissà se Vasco
lo sa
quant’è buddista
in questa canzone
e quant’è buddista
ora la sua faccia
e gli occhi
che sono ancora più dolci
e chiari
ed esprimono
esprimono
quel che la canzone dice –
e a lui come a noi
a qualcuno di noi
deve essere capitato
di toccarla personalmente
la sofferenza
per dire che nulla dura
e mentre lo dice

il grande Vasco
si guarda intorno
desolato e confuso –
se non cantasse
sarebbe senza parole –
quando tocchiamo
che nulla esiste
e che la figlia muore
prima della madre
e gli autobus
si socntrano
e anche i treni
e ci muoiono bambini
e quando la tocchi la sofferenza
nel senso che ti capita
ecc…
il buddismo dice:
“hai visto? che l’hai capito?”
e il Lama buddista
che te lo dice sorride
e ride
perché forse
lui che ne ha passate tante
in Tibet
e nei campi profughi
della morte
non ha più quella gran paura
che abbiamo noi

Su tutti quelli che si sentono falliti e per questo si fanno prendere dalla disperazione

6 Apr

Succede
per piccole e grandi cose
non conta
quanto è grande e importante
questa cosa

quello che ammazza
e far star male

per alcuni troppo male
da poterlo sopportare –
è la delusione di sè
di non essere stato all’altezza
di non essere stato
abbastanza bravo
di non avercela fatta
insomma –
ecco cos’è
dev’ essere così
così è per me –
Così si crede ai miracoli
alla magia
all’imprevisto
e al mai accaduto prima –
si crede a qualunque cosa
per non dover affrontare
la montagna dell’Everest
che è dentro di noi –
per me almeno è così –
vogliamo qualcuno
che abbia già scalato quella montagna
che abbia fatto polvere e detriti
di quella montagna
e se li sia mangiati
diventati zucchero
o ciliege
pane fresco o latte –
vogliamo che ci regali
questa magia
il suo zucchero e ciliege
il suo pane fresco e latte –
da soli non sappiamo moltiplicare
pesci e pani
ma sappiamo che c’è
chi lo sa fare
e a lui ci affidiamo
ma non saremo mai capaci
di moltiplicare pesci e pani
o trasformare la polvere e i detriti
in zucchero e ciliege
pane fresco o latte
da soli non siamo capaci
ecco l’unica certezza
noi ne siamo la prova

Nel buddismo tibetano

6 Gen

Nel buddismo tibetano

c’è il fatto dell’estetica

dell’estetica dei riti e dei colori

delle immagini

e dell’aria estatica ma felice

sincera

dei monaci tibetani

che gli altri

i monaci occidentali

non hanno quell’aria lì

e un po’ pena mi fanno

per via delle privazioni

della disciplina

degli obblighi

e della castità

che dev’essere una tortura per tutti

ma soprattutto per loro

gli occidentali

che sono abituati

al libero amore occidentale

all’idea radicata

che fare l’amore fa bene

e non farlo fa male –

insomma

come dicevo all’inizio

nel buddismo tibetano

c’è questo fatto

dell’estetica amaranto ammaliatrice

che davvero ti prende

e ti porta in un bel posto

bello dove si sta bene

e da lì non ti vorresti

neanche più muovere –

è un posto caldo tranquillo

senza preoccupazioni, ansie

malattie, mancanze

e morte –

c’è questo

fatto dell’estetica

che è data

dalla apparente semplicità

delle vesti amaranto

e dalla reale complessità

delle immagini e dei riti

e di tutte quelle divinità

che non sapevamo

che non conoscevamo

e così nel buddismo tibetano

c’è questo fatto dell’estetica

che è così forte

che ti viene

da fermarti lì

e restarci –

poi c’è il resto

che sei tu

con te stesso –

e lì è difficile

è la selva oscura

non è confortevole

ed è vuota

di colori

immagini

e divinità

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