Archive | giugno, 2013

Hospice

27 Giu

   E a volte
quando esco di qui
mi porto dietro
solo il dolore –
il mio

Recensione: Native Self-sufficiency Center, Six Nation Museum, Tracking Project, Tree of Peace Society, di Parole di ringraziamento

25 Giu

parole di... cover2 

Quando questo piccolo delizioso libro mi è arrivato istintivamente l’ho aperto come si fa con un libro di preghiere. Effettivamente lo è. Ciò dimostra che il nostro cuore precede nella percezione delle cose il nostro cervello. Prodotto da Native Self-sufficiency Center, Six Nation Museum, Tracking Project, Tree of Peace Society, Parole di ringraziamento è composto da una serie di brevi testi sia nella lingua dei Iroquois ( Sei Nazioni), che in italiano. Nel loro insieme sono un piccolo poema di ringraziamento nei confronti della natura e di tutto ciò che in lei esiste e vive: animali, acque, piante , il sole, la luna, le stelle, i venti, il tutto espresso con intense semplici parole. Mi è subito venuto in mente San Francesco e il suo Cantico delle creature. Me lo sono andata a rileggere. Gli stessi elementi che compaiono in Parole di ringraziamento compaiono nel Cantico di Francesco, e anche il suo è un testo di ringraziamento nei confronti della natura e del suo Creatore, figura quest’ultima che compare anche nel testo indiano. Nell’introduzione si dice che Parole di ringraziamento è un testo antico: “ Sono parole che hanno radici antiche, risalgono a oltre mille anni fa, al tempo della promulgazione della Grande Legge della Pace, da parte di un uomo definito con il titolo di Peacemaker.
Ogni testo termina con delle bellissime e per noi inusuali parole: “ora le nostre menti sono una sola”; ovvero ringraziare ad esempio nostra Madre la Terra perché ci dà tutto quello di cui abbiamo bisogno”, fa sì che ci sentiamo uniti, addirittura diventiamo una sola mente. Perché le definisco inusuali? Perché sono la divisione, l’inimicizia, la solitudine a caratterizzare la nostra vita. Possiamo contare sulla nostra famiglia , altrimenti quasi sempre siamo soli e disperati nei momenti di difficoltà. Invece la struttura sociale dei Nativi Americani era la tribù, ovvero quell’insieme di molte famiglie, capace di proteggere e far fiorire la vita delle singole persone. Non a caso nel tempo della summer of love degli anni ’60 a San Francisco fu la tribù dei Nativi Americani ad essere presa a modello dai giovani hippies come esempio di una società armoniosa e anche amorevole. A questo proposito il primo testo del libretto intitolato “La gente” dice:” Oggi ci siamo riuniti e vediamo che i cicli della vita continuano. Ci è stato detto di vivere in equilibrio e armonia gli uni con gli altri e con tutte le cose viventi. Così ora uniamo le nostre menti mentre ci salutiamo e ci ringraziamo l’un l’altro come persone”. Un programma questo per cui varrebbe la pena darsi da fare. Peccato che il tempo in cui esso poteva essere ancora pratica sia finito, almeno a livello di massa, anche se esistono piccoli nuclei che provano a vivere secondo un atteggiamento di armonia tra loro e con la natura. “Parole di ringraziamento” è allora un appello rivolto al mondo da parte degli Iroquois, per ricordarci, anzi, come dice l’introduzione al testo per “ri-abituarci” ad una visione del mondo in cui la comunione tra noi e la natura sia ancora possibile perché con essa si vive meglio.
Tutti i testi di questo libretto sono un rendere grazie. Per rendere grazia a qualcuno o qualcosa bisogna accorgersene. Bisogna vederli, per vederli bisogna prenderne coscienza, solo allora ci rendiamo conto della loro più o meno utilità. Si dice nel testo:Rendiamo grazie a tutte le Acque del mondo perché calmano la nostra sete e ci danno la forza….”. oppure rivolgendosi alle Piante si dice: Esse sostengono e lavorano per produrre tante meraviglie. Esse sostengono una moltitudine di forme di vita…”; e ancora rivolto agli Animali il testo dice: “ Come persone hanno molte cose da insegnarci”…Insomma tutte le forme viventi vengono ringraziate e omaggiate. Come nel Cantico di San Francesco il Sole viene chiamato fratello: “ Ora salutiamo e ringraziamo nostro Fratello maggiore, il Sole…”. Lo stesso viene fatto per la Luna e le Stelle. La terra viene chiamata in entrambi i testi “Madre Terra”, fa impressione notare a questo proposito la somiglianza dei due testi, per questo li riproduco per intero: Il testo indiano dice: “ Noi tutti ringraziamo nostra Madre, la Terra, perché ci dà tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere. Lei ci sostiene nel nostro cammino sulla terra. Ci rallegra che ella continui a curarsi di noi come ha fatto fin dall’inizio dei tempi. A nostra Madre inviamo i nostri saluti e ringraziamenti”.
Ecco quello di San Francesco: “
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,la quale ne sustenta et governa,et produce diversi fructi con coloriti flori et herba”. Del resto mi pare sia vero quello che si afferma a questo proposito nell’introduzione a Parole di ringraziamento. “ Noi crediamo che tutti i popoli a un certo punto della loro storia hanno avuto parole simili per riconoscere il lavoro del Creatore”.
Il testo è corredato dalle illustrazione di John Fadden, Clan della Tartaruga, Mohawk.
Un’ultima considerazione. Non è una pubblicazione a scopo di lucro, tutti i ricavi infatti vanno a finanziare nuove versioni in altre lingue, questa italiana è la decima in ordine di tempo. Il testo può essere richiesto al prezzo di 5 € presso Lato Selvatico, 0376/611265 (ore pasti) – morettig@iol.it .

Versione italiana: Giuseppe Moretti, Etain Addey, Sandra Busatta
http://nativeselfsufficiency.com/
http://www.sixnationsindianmuseum.com/

http://www.thetrackingproject.org/about.htm

il libretto in altre lingue:
http://www.thetrackingproject.org/products.htm

http://www.sixnationsindianmuseum.com/

www.treeofpeacesociety.info

http://www.sentierobioregionale.org/

Moglie ( Hospice)

19 Giu

C’è la realista
che si autoconvince
che in fondo lui
è più anziano e si sapeva…
e c’è quella che dice
“lui si spegne e io con lui”
e c’è la anziana
tutta grinze e forza d’animo
che sta qui come tutte
giorno e notte –
e ci sono quelle
che sono passate
e non le vediamo più –
noi tre
che siamo qui il mercoledì pomeriggio
a contare i loro passi
e i nostri
a vedere
e sentire
e sono anni ormai –
se uno vuole capire
cosa significa dire
la vita è solo un passaggio
deve venire qui
dove la morte comincia e finisce
e poi il passaggio si chiude
ed è come se uno non fosse mai esistito –
perché per andare avanti
devono dimenticrti

Hemingway senza trucco e senza inganno

18 Giu

PPensando a quanto so poco
dei personaggi di cui vorri scrivere –
cosa pensano
cosa sentono
più che cosa fanno –
mi è venuto in mente
che Hemingway
senza trucco e senza inganno
non lo scriveva
ma lo sapeva

Sguardi, portici, piscine

11 Giu

Uno sguardo
grigio e tagliente
pantaloni bianchi trasparenti
“sembrano una tenda”
gli disse sorridendo il sorriso degli sconfitti –
lui torvo, serio
come ancora non lo conoscevo
non rispose –
mi allontanai
fingendo di leggere il quotidiano
allora ancora in voga –
li lasciai soli
avevo già vinto e lo sapevo

un portico
era inverno
guardai dentro un negozio
pieno di verdura –
ricordo il verde –
mi ricordo la rabbia di allora
che avevo sempre in corpo –
in quel caso
era una forma di disprezzo

la piscina
blu-azzurra
scintillante
piena di riflessi promettenti
del sole di luglio –
appoggiata con la schiena al bordo
le braccia a sorreggermi –
il cuore solo

tutto infine mi ha portato qui
a scrivere in questa giornata di giugno –
nubi, sole che va  viene
cielo azzurro e merli

 

Tre persone per cui è valsa la pena andare in città

9 Giu

Per strada la ragazza
seduta sotto il portico
ad un tavolo del Mc Donald’s –
non sembra lì per mangiare
non sembra lì per bere –
sembra lì per stare lì
immobile
rilassata anche –
immobile sta lì
magari da ore
per altre ore –
è un modo di vivere che conosco
per questo l’ho riconosciuta questa ragazza
andavo alle feste
perché bisognava andarci
battezzavo un angolo
e lì rimanevo
presa da un’immobilità del corpo
comandata
dalla mia, di allora,
immobilità dell’anima

Poi ho visto uno –
capelli lunghi neri
lucidi
ho pensato
appena lavati –
l’aria del faccio niente
ilgolfino
tenuto da una mano
l’andatura
del vivo in periferia
mi sono appena alzato
e ora vado in centro

Poi una donna –
capelli neri tinti
magliettina nera sottile
attillata –
un viso che un tempo
doveva essere stato un bel musino –
molto anziana –
mi ha ricordato il “Gatto nero”,
da giovani ci andavamo
a sfottere i vecchi
che ballavano il liscio

Quell’uomo del grattacielo

8 Giu

Dell’11 Settembre 2001 –
il ricordo straziente
di quell’uomo del grattacielo
che sventolava la camicia
rivolto all’elicottero
che era lì davanti a lui –
la salvezza è sempre così
vicina e irraggiungibile –
perché ci penso proprio ora?
perché in macchina
ho sentito parlare
di David Foster Wallace
quello di Infinite Jest –
che disse a proposito del suicidio
che ci si butta dalla finestra
non perché piaccia la morte
ma perché
la stanza dove si è brucia

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