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Prima

13 Mar

Anche se non ci pensi
anche se non le pensi
le persone del tuo mondo
sono tutte dentro di te –
anche se non le vedi
non gli parli
te ne dimentichi perfino
sono sempre “vive”
dentro di te –
le pensi, quando le pensi,
vive, da qualche parte
a fare qualcosa –
poi uno/una muore
il tuo mosaico interiore
si spezza
gli altri tasselli
cambiano di forma
di sostanza
di colore –
il puzzle
non si ricompone più –
***
di questo cosmo interiore
di persone passate
presenti
non sapevi
neanche l’esistenza –
pensavi che le persone
stessero là fuori
individualmente
una per una
senza collegamenti
tra loro
se non quelli
che loro stesse hanno voluto creare –
ma non è così
stanno tutte insieme
legate tra loro
e quando una muore –
per forza succede –
il mazzo si sfascia
ti sfasci anche tu
perché del mazzo
facevi parte

 

A volte nel ricordo

10 Nov

E a volte
nel ricordo
l’occhio si spegne
diventa opaco
va oltre
la terra dell’umano dolore
perché c’è un oltre
dopo aver percorso
la terra incognita
del dolore profondo
che non sapevamo esistesse –
è come avere sempre sete
anche se si è bevuto
acqua fresca pulita –
in quell’oltre dei deserti
e degli oceani
e dell’universo tutto
l’occhio si spegne
in un vuoto
che dura un momento
dove tocchi
la morte dell’altro
dove conosci davvero
cos’è morire –
poi la vita riprende

La voce di Kurt Cobain

5 Ott

Mentre canta Come as you are
mi fa impressione
non è solo rauca
non è solo strana
disperata –
è già oltre

Seggiano -Monte Amiata – Memoriale per il poeta Jim Koller ( 1936 – 2014 ) Agosto 2016

29 Set

foto-jim

 

1-

Petali sull’erba secca

rossi – lacrime

oppure baci

2-

Abbiamo camminato

nel bosco ventoso

per ricordarti

per ricordarci

di te

ovvero di noi

3-

E poi ci siamo fermati

in quattro punti

che erano te

quello che sei tu

quello che siamo noi

4-

Abbiamo letto le tue poesie

così belle

inarrivabili

per un comune sentire

5-

Camminando

il mio petto era gonfio

di qualcosa –

qualcosa pesava

sul cuore –

eravate voi, Jim e P.

6-

Ho raccolto oggetti ricordo

trovati nei quattro punti –

è stato bello e profondo

raccoglierli –

ora non più

7-

Ho sentito

vicinanza di persone –

era tanto

che non era così per me –

non c’erano ostacoli,

fraintendimenti

rabbia –

poi abbiamo mangiato insieme

chi una cosa chi l’altra

e bevuto buon vino

e grappa in tuo onore

C’era un uomo

25 Lug

C’era un uomo proprio all’inizio del grande cimitero.
Entravi e lo vedevi.Era giovane, quarant’anni, penso.
Gli era morta la moglie da poco e lui stava lì accanto
alla sua tomba seduto su una sedia bassa di legno e
paglia, tutto il giorno fino a che il cimitero chiudeva.
Non sappiamo nulla di quelli che vediamo una volta,
una volta sola, ma ce li ricordiamo, non sappiamo nulla
di quello che gli è successo dopo negli anni, nei decenni.
Saranno invecchiati, si saranno rassegnati, saranno stati
di nuovo felici. Avranno avuto altre mogli se le hanno perse,
altri figli se li hanno persi. I fratelli no, se ci sono morti
non ce ne saranno dei nuovi.

Pensando agli amici scomparsi, ma poi a tutti noi che ci tocca morire

10 Set

Il brutto del morire
è
che per sempre
scompaiono i ricordi
gli abbracci
i sorrisi
le parole
i bar
i ristoranti
i viaggi
i soldi spesi
sperperati
o risparmiati –
il brutto del morire
è che
è come
non avessi
vissuto –
la vita
se ne frega
di te
di noi
presi uno per uno –
ogni vita
è una storia
anche il leone
anche la formica
hanno una storia
che quando muoiono
è come
non fosse esistita

La stanza è piccola

30 Gen

La stanza è piccola, pareti bianche strette.
Lui seduto a quel piccolo tavolo tondo assurdo
fatto apposta per due.
Ora lei non c’è più.
Che cosa strana e naturale
chiamare qualcuno al cellulare
qualcuno che non c’è più.
Sì naturale. quello squillo è la sua voce

ora
lui ricarica la sua  batteria
come fosse il suo cuore

Hospice

16 Giu

E a volte
nel ricordo
l’occhio si spegne
diventa opaco
va oltre
la terra dell’umano dolore

perché c’è un oltre
dopo aver percorso
la terra incognita
del dolore profondo
che non sapevamo esistesse –
è come avere sempre sete
anche se si è bevuto
acqua fresca pulita –
in quell’oltre dei deserti
e degli oceani
e dell’universo tutto
l’occhio si spegne
in un vuoto
che dura un momento
dove tocchi
la morte dell’altro
dove conosci davvero
cos’è morire –
poi la vita riprende

Su “Gli ultimi giorni di Pompeo” di Andrea Pazienza

18 Mar

Il bianco e nero

dell’oltre disperazione

perché c’è un oltre

un oltre per tutto –

l’arte e la dipendenza –

cercavo su questo argomento

per scrivere una storia

su questo argomento

e cioè

come mai una persona intelligente

si fa di eroina

e soprattutto

perché un artista

si fa di eroina

e soprattutto che perdita è

per l’umanità –

cercavo risposte

per questa storia

che voglio scrivere

cioè di uno che per anni

fa una sua difficile ricerca spirituale

con disciplina e sacrificio

e poi butta tutto via

si fa di eroina e muore –

cercavo risposte al mio

perché succede?

“per una sorta di caso”,

direbbe Pazienza

e penso sia così

questa è una buona motivazione

tutto in fondo, dai

succede “per una sorta di caso”-

il caso è l’intreccio di quel che siamo stati

di quel che siamo

una specie di destino, insomma-

e in questa mia ricerca ho incontrato

Pompeo di Pazienza

mi ha colpito Pompeo

tanto

e ho provato compassione

ovvero quell’empatia triste

di quando all’Hospice

dove vado il mercoledì

per il thè del mercoledì

sono in una stanza

dove un essere umano

sta male e respira male

e sembra

uno di quei quadri

del Cristo morto

che si facevano nei tempi antichi –

ho provato compassione

perché “lui” siamo noi

e allora guardando e leggendo Pompeo di Pazienza

ho provato compassione

soprattutto per me –

Pompeo non è un fumetto

non leggo fumetti

ma questo non volevo finisse

volevo che andasse avanti

per migliaia di pagine

come per Dostoevskij

come per i grandi disperati

scrittori del passato

che avevano grandi terribili

ossessioni

e da queste grandi terribili

ossessioni

creavano capolavori –

erano vittime sacrificali

si davano in pasto

nei loro libri

come Dostoevskij

come Kerouac

come Ginsberg

come Pazienza di Pompeo –

Pompeo non è un fumetto

Pompeo è darsi

in pasto alla pagina

“visceri sul tavolo”

senza più compiacimenti

senza più arte, stile

tratto e segno

Pompeo è dove comincia l’arte

non dove finisce –

quando uno ha l’arte

di Pazienza e Dostoevskij e Kerouac

può succedere

di volerla buttare via

ovvero può succedere

di volersi buttare via

come se la propria arte

fosse un fardello che non ci aiuta

come se la propria vita

fosse un fardello che non ci aiuta

ma fosse al contrario una zavorra

che ci lega

che ci trattiene

di qua da qualcosa –

è terribile e bellissimo

Pompeo di Pazienza

e avrei voluto

non finisse mai –

c’è un destino per gli umani

che si compie sempre –

il pennarello nero

che non disegna

ma segna squarci

il nero del pennarello

che non disegna –

che bella l’ultima scena

lui con la catena al collo

sul burrone nero

la morte nera

la morte nera

che gli fa paura

ma poi si butta

“come se fosse spintonato”

chi Pompeo – Andrea

ti ha dato quella spinta?

quell’ultima spinta? –

il fatto è che

la vita

è una condanna a morte

siamo tutti prigionieri

del braccio della morte

che è la nostra vita

 

Dietro una vetrina ho visto un cane

14 Mar

Dietro una vetrina

dorme su un fianco un cane –

mi ricorda il mio

che un anno fa morì così

sdraiandosi sun fianco

nel suo delicato silenzio

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