Archivio | aprile, 2016

Leggo corto, scrivo corto

24 Apr

Leggo corto
scrivo corto
come poesie anche se è prosa –
ho lampi brevi
immagini fisse ma in movimento
flash stampati
mossi dal passato
come lei diceva una cosa
ma solo quella
come lui sorrideva
ma anche non solo quella –
leggo corto, scrivo corto

But Not Today di Bertie Koller

21 Apr

Sauro Albisani QUATTRO POESIE da “LA VALLE DELLE VISIONI” (Passigli, 2012)

11 Apr

Queste poesie di Sauro Albisani sono molto belle

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

cop sauro Albisani la-valle

sauro albisani sauro albisani

Sauro Albisani (Ronta 1956), poeta e drammaturgo, ha curato l’edizione delle Poesie del sabato (1980) di Carlo Betocchi, al quale è stato profondamente legato, come amico e discepolo. Ha scritto con Miklos Hubay il dramma I segugi da un frammento sofocleo, pubblicato su “Sipario”. È stato assistente alla regia di Orazio Costa Giovangigli, che egli considera, dopo Betocchi, il suo secondo maestro. A Costa Albisani deve alcune memorabili letture drammatiche del proprio teatro e importanti interventi critici. Ha pubblicato drammi: Campo del sangue (1987), Il santo inganno (1997); saggi: Il cacciatore di allodole. Per CarloBetocchi (1989) Ippocrene. Riflessioni sull’ispirazione poetica (1991), Verso casa. Soliloqui sulla poesia (1992) Cieli di Betocchi (2006); poesia: Terra e cenere (2002), La valle delle visioni (2012), Orografie (2014); traduzioni: Vangelo secondo Giovanni (1994), Marziale Roma liberatutti (2010).  Premi: Lericipea, Viareggio-giuria e Gradiva-New York.

Sito ufficiale: http://www.sauroalbisani.com

sauro Albisani 4

SULLA FELICITA’

Andavano da Cervia…

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Erba e ombra

11 Apr

erba e ombra

Nell’erba
l’ombra

Quello solo, quello piccolo

10 Apr

fiore piccolo solo

Camminando in campagna
quello solo

quello piccolo

Mutamento e ripetizione

4 Apr

Leon andò nel bosco
poi al mare
sulla piccola duna bianca
e sotto il cespuglio verde scuro –
poi tornò nel bosco
nel bosco rigoglioso
andò Leon nel capanno
che era stato un tempo
un essiccatoio di frutti di castagno –
andò nel bosco Leon
poi andò al mare
su una spiaggia assolata
all’ombra di un basso cespuglio
battuto dal vento
poi tornò al bosco
ma chiudendo gli occhi
dentro il capanno buio
vedeva orrende maschere rosse
così uscì terrorizzato dal capanno
e per dimenticarle
andò alla spiaggia
a guardare il mutamento del mare
da una piccola duna –
rimase lì a guardare il mare
e vide il mutamento
del mare, del vento, della sabbia
non guardava le persone
guardava il mutamento delle onde
da calme a grosse
gonfie, alte, strane –
vide il mutamento
gli piacque
lo trasportò dentro se stesso
e capì: qualcosa è finito –
si alzò
ma volle insistere
a non praticare il mutamento
lo riconobbe
ma non lo adottò
preferì continuare
a praticare la ripetizione –
così tornò al capanno
a rifare la solita vita
di silenzio
e ombre e sole –
chiuse gli occhi
le maschere rosse e mostruose
erano sparite
dalla sua mente –
ne fu contento
ma l’amore del silenzio
durò poco –
il mutamento lo prese
e lo potrò via.

Remo Bassini

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L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

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