Perso e ritrovato

26 Mar

Cos’hai perso?
e si guarda intorno –
gli ubriachi nei film americani
non trovano il buco della chiave
l’hanno perso –
hanno perso una buona occasione
per entrare in una casa
ma forse non ci riescono
perché non è la loro –
non è la loro vera casa –
qualcuno oggi ha parlato
di cosa sia una casa
anzi una mamma
la casa come mamma –
così ha parlato qualcuno oggi

Ascoltando The piano di Michael Nyman

16 Mar

Vola il ricordo della danza
della spiaggia
nel luogo avverso
nemico -troppo caldo
troppa pioggia e fango –
una donna decide il silenzio

Cose lente

15 Mar

E’ il tempo
delle cose lente –

senza ansia di incontri 
e cose da dire

Ora in giardino

12 Mar

Ora in giardino –
suoni
non rumori

La bimba e i bordi

3 Mar

Quando va a pattinare al parco
si tiene sempre ai bordi della pista
pensa che al centro
vadano le bimbe più brave di lei –
le invidia quelle bimbe
che pattinano al centro della pista
vorrebbe farlo anche lei
ma se lo vieta –
quando a scuola scrive
lascia sempre due bordi
ai lati della pagina –
anche non fare così
si lo vieta

Come mi vedo

27 Gen

C’è una pianta piccola di violette –
non ci sono ancora fiori
ma ci saranno –
qualche foglia secca
che non si stacca la lascio
cadrà da sola-
la terra è abbastanza umida
non ha bisogno d’acqua
solo di un aggiustatina della terra –
con le dita la livello
tutta intorno
non sarebbe necessario
ma lo faccio
perché mi piace

Durante la cerimonia in Campidoglio per giorno della memoria 2020 è stata letta questa poesia di Anna Segre : Figlia di mia madre…

27 Gen

Figlia di mia madre,
stessi occhi, stesse rughe d’espressione ai lati della bocca.
Lei, con qual veleno silenzioso,
quella termite instancabile nei sogni,
quella memoria automatica all’improvviso nel battito cardiaco,
quel demone sfocato dentro.
Lei, mia madre, con Auschwitz ancora nei neuroni della retina,
più forte di un herpes, più lungo della morte.
E io, ignara, bambina, che le trotterellavo dietro nella disciplina che credevo sua
E adesso so dove l’ha imparata, nell’angoscia degli odori
Adesso so dove l’ha contratta,
nell’irraccontabile che ha occupato la nostra casa per intero,
anche la cucina,
anche le pieghe delle lenzuola,
nell’indicibile che ha sfidato il suo italiano elementare.
Io, che non ho capito o non ho voluto capire
fino a dopo il mio stesso matrimonio.
Lei credeva di proteggermi nel tacermi la verità.
Io non volevo ferirla con domande
E ad ogni domanda mi pareva di brandire un coltello
E di minacciarla con la mia curiosità inopportuna.
Auschwitz nel suo sangue, nel cordone ombelicale,
tra la mia pancia e il suo utero, nei cromosomi,
è la mutazione che ti scianca,
la malattia che ha azzoppato me e le mie sorelle.
Auschwitz, presente indicativo, ancora.
Possono i figli di chi è sopravvissuto parlare dell’esperienza dei genitori?
Non oserebbero certo la prima persona singolare,
anche se hanno respirato, non sapendolo,
il fumo dei forni durante la loro infanzia,
l’impotenza,
l’umiliazione,
la perdita, il terrore
l’odio la morte
ammucchiati indistricabili.
La distruzione dell’anima di mia madre, ho respirato, senza rendermene conto,
e sono ancora qui che balbetto parole che non dicono.
Auschwitz è più lungo della morte, è il filo nero nella tela della nostra vita.
Non è bastato distogliere l’attenzione,
non è servito far come e se tutto fosse normale,
non ha funzionato non saperne nulla.
Mio malgrado, come un’ombra nell’inconscio,
Auschwitz rilascia morte e ancora morte,
anche dopo la morte della mamma.

Poesia di Anna Segre tratta da da https://www.benecomune.net/rivista/rubriche/opere/segre-e-di-segni-fatina-sed-e-londa-lunga-di-auschwitz/

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