Archivio | gennaio, 2012

La poesia

18 Gen

Se vinci la resistenza
 a stare con te stesso –
allora la poesia

“I lavoratori alla madre di Cristo”

16 Gen

 La statua è piccola
caduta in tanti pezzi
e ricomposta –
dentro il tempietto agreste
il viso è in ombra
la veste splende –
davanti ai campi
la santa energia
si spande
diventa silenzio
e prende il cuore

Sul treno

14 Gen

 Sul treno che corre veloce
ricordo con amore e piacere
quei treni che prendevamo
per andare in quel mondo
diverso e lontano
che era il sud…
Pescara
Termoli
Vasto
la Calabria –
tutti in piedi stavamo
7,8 ore e più
sul pianale
in piedi stavamo
giovani, vecchi
tutti in piedi stavamo
per tutte quelle ore,
terribile fatica –
ora qui
si va a Milano in un’ora
tra gente che non si guarda l’un l’altro
che lavora al computer
che legge
ma non per piacere
si nota nella faccia
annoiata – concentrata –
io mi guardo intorno
tutto è lindo, pulito, luminoso
come certe prigioni americane
che hanno celle asettiche
da suicidio –
qui non è questa
la tentazione –
c’è solo
quel rimpianto
di tutte quelle ore
di tutta quella scomodità –
una specie di epopea era, quella –
questa cos’è?

Nevinson, Uno studio a Montparnasse ( Palazzo Diamanti a Ferrara)

11 Gen

Il mondo immenso
fuori –
altro dal chiuso
della stanza scura, rossa
come l’interno di un corpo umano
come il suo cuore,
dico della casa –
il mondo fuori
oltre la grande vetrata
troppo chiaro, bianco
di case troppo alte
dove fa freddo –
dentro invece si sta
come nudi al sole

Giù la maschera!

9 Gen

Dietro la maschera dell’io
c’è tutto un (il) mondo –
per questo ai “letterati” non piace
l’improvvisazione –
li costringerebbe a togliersi
la maschera – protezione
del “sono un letterato”
e li costringerebbe
alla nudità
del Qui e Ora
(senza reti, protezione, identità) –
che bello!

Il video del mio romanzo Il Bardo psichedelico di Neal

8 Gen

Uscita che sono dall’Hospice ( improvvisazione)

6 Gen

 E qui io ritrovo me stessa
mi calmo
anche se qui
si vede morire o anche solo
deperire
anche se qui c’è pena –
io qui ritrovo me stessa
la mia pace, il mio centro
vorrei dire
la mia felicità –
ero ansiosa
per cose da
fare, raggiungere
conquistare
strappare –
e sono venuta qui
e tutto
si è calmato
illuminato
dolcificato
come i babà
che ha portato A. –
uscita che sono
col bavero alzato
del cappotto scuro
come mi sono sentita?
Né di là e non ancora di qua
eppure avevo già il bavero alzato
e il buio invernale
con un venticello caldo
mi ha accolto
ha fatto il gentile con me –
col bavero alzato
sono andata incontro alla sera
e mi sentivo non più là
e non ancora qua –
e verso la macchina
qualcosa è cominciato
ma poco
qualcosa che assomiglia
a qualcosa di sbagliato
che sa di errore –
e poi in macchina ho acceso la radio
sapendo che se non l’avessi accesa
sarebbe stato lo stesso
e quindi
guidando
ho capito che ero
già tutta di qua
già tutta nell’errore
nell’ingrata
solita condizione
dell’umano errore

L'Orto di Rosanna

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