Tag Archives: morte

La stanza è piccola

30 Gen

La stanza è piccola, pareti bianche strette.
Lui seduto a quel piccolo tavolo tondo assurdo
fatto apposta per due.
Ora lei non c’è più.
Che cosa strana e naturale
chiamare qualcuno al cellulare
qualcuno che non c’è più.
Sì naturale. quello squillo è la sua voce

ora
lui ricarica la sua  batteria
come fosse il suo cuore

Hospice

16 Giu

E a volte
nel ricordo
l’occhio si spegne
diventa opaco
va oltre
la terra dell’umano dolore

perché c’è un oltre
dopo aver percorso
la terra incognita
del dolore profondo
che non sapevamo esistesse –
è come avere sempre sete
anche se si è bevuto
acqua fresca pulita –
in quell’oltre dei deserti
e degli oceani
e dell’universo tutto
l’occhio si spegne
in un vuoto
che dura un momento
dove tocchi
la morte dell’altro
dove conosci davvero
cos’è morire –
poi la vita riprende

Su “Gli ultimi giorni di Pompeo” di Andrea Pazienza

18 Mar

Il bianco e nero

dell’oltre disperazione

perché c’è un oltre

un oltre per tutto –

l’arte e la dipendenza –

cercavo su questo argomento

per scrivere una storia

su questo argomento

e cioè

come mai una persona intelligente

si fa di eroina

e soprattutto

perché un artista

si fa di eroina

e soprattutto che perdita è

per l’umanità –

cercavo risposte

per questa storia

che voglio scrivere

cioè di uno che per anni

fa una sua difficile ricerca spirituale

con disciplina e sacrificio

e poi butta tutto via

si fa di eroina e muore –

cercavo risposte al mio

perché succede?

“per una sorta di caso”,

direbbe Pazienza

e penso sia così

questa è una buona motivazione

tutto in fondo, dai

succede “per una sorta di caso”-

il caso è l’intreccio di quel che siamo stati

di quel che siamo

una specie di destino, insomma-

e in questa mia ricerca ho incontrato

Pompeo di Pazienza

mi ha colpito Pompeo

tanto

e ho provato compassione

ovvero quell’empatia triste

di quando all’Hospice

dove vado il mercoledì

per il thè del mercoledì

sono in una stanza

dove un essere umano

sta male e respira male

e sembra

uno di quei quadri

del Cristo morto

che si facevano nei tempi antichi –

ho provato compassione

perché “lui” siamo noi

e allora guardando e leggendo Pompeo di Pazienza

ho provato compassione

soprattutto per me –

Pompeo non è un fumetto

non leggo fumetti

ma questo non volevo finisse

volevo che andasse avanti

per migliaia di pagine

come per Dostoevskij

come per i grandi disperati

scrittori del passato

che avevano grandi terribili

ossessioni

e da queste grandi terribili

ossessioni

creavano capolavori –

erano vittime sacrificali

si davano in pasto

nei loro libri

come Dostoevskij

come Kerouac

come Ginsberg

come Pazienza di Pompeo –

Pompeo non è un fumetto

Pompeo è darsi

in pasto alla pagina

“visceri sul tavolo”

senza più compiacimenti

senza più arte, stile

tratto e segno

Pompeo è dove comincia l’arte

non dove finisce –

quando uno ha l’arte

di Pazienza e Dostoevskij e Kerouac

può succedere

di volerla buttare via

ovvero può succedere

di volersi buttare via

come se la propria arte

fosse un fardello che non ci aiuta

come se la propria vita

fosse un fardello che non ci aiuta

ma fosse al contrario una zavorra

che ci lega

che ci trattiene

di qua da qualcosa –

è terribile e bellissimo

Pompeo di Pazienza

e avrei voluto

non finisse mai –

c’è un destino per gli umani

che si compie sempre –

il pennarello nero

che non disegna

ma segna squarci

il nero del pennarello

che non disegna –

che bella l’ultima scena

lui con la catena al collo

sul burrone nero

la morte nera

la morte nera

che gli fa paura

ma poi si butta

“come se fosse spintonato”

chi Pompeo – Andrea

ti ha dato quella spinta?

quell’ultima spinta? –

il fatto è che

la vita

è una condanna a morte

siamo tutti prigionieri

del braccio della morte

che è la nostra vita

 

Dietro una vetrina ho visto un cane

14 Mar

Dietro una vetrina

dorme su un fianco un cane –

mi ricorda il mio

che un anno fa morì così

sdraiandosi sun fianco

nel suo delicato silenzio

Oggi all’Hospice

27 Gen

Oggi non ho distolto lo sguardo

dal viso morente –

prima sì

avevo paura

di vedere in quel viso

il mio futuro viso

non volevo vedere

non volevo sapere

quel che succede

a tutti –

ma c’è un sentimento

che ti fa guardare

lei/lui morente

che sei tu morente –

è l’empatia

la vicinanza

quella che in maniera altisonante

il buddismo chiama compassione –

e allora puoi stare lì

e sentire l’affanno del respiro

e l’apnea lunga

dove c’è già

quel che sarà

ma non è ancora –

non lo voleva il pace -maker

diceva

“ con il pace – maker

non si muore mai”

Hospice

17 Gen

Caro G.

abbiamo parlato

con te tante volte

scherzavi

anzi no

non è che scherzavi

sulla tua morte –

però ne parlavi

come di cosa

che avevi risolto –

quando “qui” si parla con qualcuno

più di tre volte

per un po’ di tempo

quella diventa una relazione

un’amicizia

perché “qui”

la vita va più in fretta

e non c’è tempo

davanti a noi

non c’è tempo

non c’è tempo da perdere

per studiarsi

piacersi o non piacersi –

Caro G.

Ci hai fatto sorridere

e ci hai parlato di te

e ci hai chiesto di noi

e davvero volevi sapere di noi –

e ti piaceva parlare con noi

a noi piaceva così tanto parlare con te –

ci sentivamo rassicurate

dalla tua consapevolezza

e spero tanto

non solo per te

ma anche per me

che l’avessi davvero raggiunta

quella consapevolezza

e quella distanza

dalla tua morte –

allora è davvero possibile,

ho pensato,

e ti ho ammirato

e quella consapevolezza

e distanza

l’ho sperata anche per me

 

L’autunno mi dice

10 Nov

L’autunno mi dice
che siamo un sogno
che non vuol morire

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