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James Anthony Koller Jr. 30 May 1936 – 10 December 2014

11 Dic
koller-hat
James Anthony Koller Jr.
30 May 1936 – 10 December 2014
 
 LAST WILL & TESTAMENT
I want only blue sky over me.
I want the clouds, so many
of them, variations, passing,
changing as they pass.
I want the blackest nights
filled with turning stars.
I want birds to find me,
want the hot breath of animals.
The wind too shall pass,
on its way to places
I have been.

Per Jim

7 Dic

Il corvo
l’ho visto
veniva da lontano
dove stai tu
si è posato sulla terra
nuda, bagnata e nera –
e poi ha fatto
un suo piccolo volo
e si è di nuovo
posato sulla terra –
ho alzato lo sguardo al cielo
e ho pensato
mi piacciono i corvi
e non mi dicono
nevermore, nevermore
ma ancora
di nuovo

Koller James, Canto del Falco della coda rossa e altre poesie “Chi dorme in questi boschi?/Quali spiriti nutrono la vita?/I corvi parlano con lui”

6 Dic

canto del falco koller

Ci sono persone che condensano in se stesse epoche intere, con i loro scritti e le loro apparizioni pubbliche testimoniano e tramandano eventi diventati tradizioni, poesie diventate poetiche, storie diventate letteratura.
Una di queste persone è James Koller, poeta, esponente del Bioregionalismo , fotografo, editore.
Da giovane partecipò alla Beat Generation e in seguito ai movimenti nati nella San Francisco degli anni ’60. Diventato amico di Franco Beltrametti con lui girò Gli Stati Uniti e l’Europa. Nel 1964 fonda la rivista Coyote’s Journale la casa editrice Coyote Books, attualmente attive. Oggi vive nel Maine e spesso viene in Europaper dei Readings. E’ spostato e ha sei figli.
Nel piccolo libretto di “terrapoesia”, collana poetica della rivista Lato Selvatico, sono raccolte alcune poesie di Koller dal 1995 al 2000. La raccolta si inserisce nella tradizione naturalistica della poesia americana (di cui un altro importante rappresentante è Gary Snyder) che pone al centro della propria ispirazione dettagli, aspetti piccoli e grandi della vita animale e naturale, così come si presentano “ nel mondo reale” allo sguardo del poeta. Un mondo reale, concreto, di vita e di morte, ma spiritualizzato. In una intervistadi qualche anno fa Koller ha infatti affermato “Credo che tutto ciò che esiste abbia uno spirito e che questi spiriti rimangano anche mentre noi cambiamo le nostre forme”. E’ un mondo reso sacro dall’attenzione quello di James, pratica mentale che ferma il tempo: “ Prendo tempo/ prendo tempo/esamino tutto/ la siepe, l’orlo del bosco/esamino tutto/ attentamente” (pag.21).
Koller si è convertito, come Snyderal culto di tutto ciò che è selvatico, perché lo sente, lo vede, lo odora come qualcosa di originario, innato anche nell’uomo, ma che nella corso della nostra civilizzazione si è voluto perdere a favore di una presunta razionalità che non ci ha portato a quella felicità universale che speravamo di ottenere rinunciando al selvatico che è in noi.
La possibilità di recuperare la nostra natura originata James Koller l’affida alla poesia, al suo sguardo poetico su Falchi, cervi, boschi, fiumi, monti, volpi…

koller a reading piccola“ Il mondo reale si distende fra i monti.
Grandi fiumi lo percorrono.
Nelle notti d’estate è illuminato dalle lucciole.
Nel mondo reale
le città piccole sono abitate da bambini che mangiano gelato.
Le loro mamme vestono abiti di cotone
e parlano dei figli che verranno.
( sento ridere mentre il sole cala)
Di notte tardi dopo che i bambini sono a letto
c’è della torta di mele e caffè nero caldo.
…………………………………………………
Il mondo reale è quello che ho portato dentro di me…..”

E il principio spirituale e materiale del mondo selvatico viene ribadito anche qui:
“Dopo giorni di pioggia
il cielo è limpido
Quasi luna piena
si nasconde nella quercia gigante
mentre cammino
non lontano dalla casa.
Mezzanotte, sento
un cane che abbaia.
Lui sente più
di me…..”

Il tentativo, a mio parere così ben riuscito da parte di James di ritrovare la propria natura originaria, la propria selvaticità nello sguardo su animali e piante, lo possiamo capire molto bene. Basta che ci capiti di incrociare lo sguardo di una lucertola sul muro di casa o quello di una volpe in una passeggiata in un bosco. Cosa vediamo in quegli occhi se non noi come eravamo un tempo? Nel tempo delle origini, della tribù paleolitica della caccia e della raccolta, quando noi eravamo dentro la natura, soggetti alle sue leggi e non suoi padroni?
Questa piccola raccolta contiene a questo proposito un messaggio pacifista e spirituale in una poesia scritta da Koller nel 1993 che ho trovato bellissima:

“ Parla a tutti quelli che ne hanno bisogno
Quelli venuti prima di te
Quelli ancora con te adesso
Quelli che passano, porta il messaggio
Parla alle aquile, parla ai corvi
Parla al vento, parla al fulmine
Parla ai monti, parla agli alberi
parla ai fiumi, parla alla pioggia
Sotto & sopra & attorno
Questo è dove tutto comincia…” (pag. 25).

Ancora più legati alla tradizione popolare americana sono i testi raccolti in “Lo spettacolo delle ossa”;  è una piece teatrale, ma i testi che la compongono possono anche essere letti come singole poesie. Si tratta di un dialogo tra alcuni archetipi della tradizione popolare non solo americana come ad esempio il Coyote, la Donna Lupo, Baba Yaga.
Solo un esempio:
Coyote:
“Ritorno sempre –
rinasco, rinasco.
Come il Cielo Azzurro.
So quello che mi mi precede
quello che segue e quello che verrà.
So tutto, chiedetemi.
Tutto succederà.
Tutto al momento giusto.
Tutto come è previsto.
Guardate come faccio io….” (pag. 11)
e in un’altra dallo stesso titolo leggiamo:
“Qualche volta senti la puzza dei guai,
ti rendi conto che stanno per arrivare.
Non si tratta di favorirli,
sono loro che ti vengono a cercare.
Arrivano con i loro tempi.
Non essere troppo curioso.
Non immischiarti.
Forse non ti troveranno” (pag. 19)
La Donna Lupodice:
“ Lavoriamo insieme
sappiamo
quello che vogliamo.
Facciamo quello che bisogna fare.
Le cose vengono fatte.
Che altro possiamo fare?”( pag.31)
E Baba Yaga:
“Non sei solo,
credi di esserlo.
Ti aiuteranno gli altri.
Trattali bene
e loro tratteranno bene te”(pag. 23).

Ma ci sono poesie anche di argomento personale, legate alla passione amorosa. Nella raccolta “Cenere e Brace”troviamo il tema dell’abbandono:
“ Quando ho visto l’abito bianco appeso
ho visto lei in quell’abito, l’ho visto aderire
alla sua vita lunga e snella, allargandosi sui fianchi.
L’ho portato a casa e glielo ho dato.
Non ha voluto provarselo mentre la guardavo.
E’ rimasto sulla macchina da cucire per giorni,
per settimane piegato nella cesta dei rammendi.
Quando mi ha detto di prendere il largo
ha buttato l’abito in un sacco marrone
per beneficenza” (pag. 9)

Il motivo amoroso lo troviamo anche qui:
“ …Lei si è mossa sul letto
nella luce lunare.
Le curve del suo corpo
erano lì, luce e ombra
sul lenzuolo scuro.
Ho tracciato l’ombra
con la punta delle mie dita.
Lei descriveva le onde
che tornano indietro
più larghe e rimangono
anche quando sono andate…” (pah. 31)

e per finire ancora una poesia d’amore:
“ Due nuvole
nel vicino
buio – cercavo
te, pensando
di averti persa,
ma
lo volevo
in un altro modo,
lo cantavo
così,e
tu sei apparsa
camminando,
mi hai fatto cenno, e noi
abbiamo parlato delle nostre strade
insieme” (pag.47)

James Koller, poeta americano, Oak Park ( Illinois) 1936
James Koller, Canto del falco dalla coda rossa, collana “terrapoesia” della rivista Lato Selvatico, 2009; per richiedere il libro potete scrivere a Giuseppe Moretti: morettig@iol.it
Altre poesie sono tratte da:
James Koller, The Bone Show, Rete Bioregionale italiana & Coyote Books;
James Koller, Ashes and Embers – Ceneri e braci, Fondazione Franco Beltrametti, 2004

Tanti i messaggi di amici e ammiratori finora arrivati nel blog per Jim Koller

6 Dic

ritratto livio di jim koller il poeta americano James Koller durante la sosta in un hotel  mentre si recava con un suo figlio  dal Maine in Arizona ha avuto un grave ictus e sta molto male.
I figli hanno creato un blog per aggiornare chi fosse interessato sullo stato di salute di James; chi vuole può mandare alla mail del blog pensieri, poesie, foto; questa la mail del blog:
crowstalktohim@gmail.com <crowstalktohim@gmail.com>

Tanti i messaggi di amici e ammiratori finora arrivati nel blog per Jim Koller

http://crowstalktohim.blogspot.it/

Un blog su James Koller

3 Dic

koller a bologna in Italy

Il poeta americano James Koller durante la sosta in un hotel mentre si recava con un suo figlio  dal Maine in Arizona ha avuto un grave ictus e sta molto male
I figli hanno creato questo blog: http://crowstalktohim.blogspot.it/ per aggiornare chi fosse interessato sullo stato di salute di James; chi vuole può mandare alla mail del blog pensieri, poesie, foto

Jim in Italia

14 Dic

jim

James Koller è un uomo alto e allampanato, dalle spalle un po’ curve, una lunga coda di cavallo portata con affascinante disinvoltura, scarpe grosse antiche e una faccia piena di nostalgia degli anni finiti. Jim è un poeta. Per il mondo è anche altre cose ( marito, padre, fondatore del movimento bioregionale e di riviste…). Ma per me è un poeta. Anzi Jim è la poesia. La sua faccia, il suo parlare, il suo camminare, il suo guardarti, la sua malinconia sono poesia vivente. Jim non è diverso dalla sua scrittura, ecco il segreto del vero poeta. Le sue poesie parlano di coyotes, lupi, cervi, vecchi capi indiani, donne dalle ampie gonne, amori troppo presto finiti. Jim ogni due o tre anni viene in Italia a leggere le sue poesie e a salutare vecchi e nuovi amici. Si ferma nelle case, nelle osterie, nelle librerie, si alza e legge. Non mostra alcuna emozione particolare nel farlo. Jim è molto cool a vederlo. Non solo quando legge le sue poesie, ma anche quando parla, quando sta in mezzo alle ragazze piene di curiosità per questo vecchio ragazzo beat, che chissà quante storie ha da raccontare. A Jim piace la grappa italiana. E così quando qualche anno fa è venuto a casa nostra per una serata di sue letture poetiche, e gli abbiamo chiesto: vuoi qualcosa da bere? Lui ha risposto “grappa”. Ci è sembrata una cosa simpatica che la prima cosa che Jim ci ha detto sia stata “grappa”. Lui è così naturale, spontaneo, anche nella sua malinconia. Come l’epoca americana di cui è uno degli ultimi rappresentanti viventi. Tra me e Jim la comunicazione non è così fluida come vorrei per via del mio inglese malandato, ma c’è sempre Giuseppe Moretti a darci una mano per questo. E’ la sua fortuna il mio sgangherato inglese, sennò lo tempesterei di domande sulla beta generation, e vorrei sapere dettagli e aneddoti su Ginsberg, Kerouac, Lenore Kandel, poetessa hippy da me molto amata. Il Italia ilo vero mondo beat, quello hippy, quello dei Diggers di San Francisco, quello del bioregionalismo, del ritorno al villaggio, non sono molto conosciuti. Se ne ha un’idea vaga e stereotipata. Le poesie di Jim rispecchiano quel mondo e per chi non ne sa nulla possono anche spiazzare. Questo perché da noi non siamo abituati alla spontaneità in poesia, al fatto che essa rappresenti ed esalti momenti di vita di una grande intensità pur nella loro semplicità e quotidianità. Da noi resiste ancora l’idea che più la poesia è oscura e meglio è.
Non so nulla della vita americana di Jim, non so come sia la sua casa, la sua cucina, il suo armadio. Ma so com’è il bosco dove lui cammina, i falchi che ha visto mille volte, la donna che ha molto amato e che non lo capiva. Me li posso immaginare perché lui nelle sue poesie ne parla. Sono brevi fermo immagini dello scorrere della vita, soprattutto di quella animale.
L’ultima volta che Jim è venuto in Italia è stato l’anno scorso per il suo solito tour di readings. E’ venuto anche a leggere le sue poesie alla Locanda Pincelli di Selva Malvezzi.Abbiamo stampato dei volantini per pubblicizzare l’evento. E’ venuta gente da Bologna, ma più che altro c’era la gente del paese quella che i venerdì si raduna in questo locale per ascoltare musica rock dal vivo, mangiare buon cibo della cucina bolognese e bere buoni vini. Jim è stato la star della serata. La star venuta dall’America. Quell’America da molti di noi sognata, immaginata mille volte sui libri di Ginsberg, Kerouac, Ferlinghetti e gli altri meravigliosi frutti di quella generazione.

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