Su “Gli ultimi giorni di Pompeo” di Andrea Pazienza

18 Mar

Il bianco e nero

dell’oltre disperazione

perché c’è un oltre

un oltre per tutto –

l’arte e la dipendenza –

cercavo su questo argomento

per scrivere una storia

su questo argomento

e cioè

come mai una persona intelligente

si fa di eroina

e soprattutto

perché un artista

si fa di eroina

e soprattutto che perdita è

per l’umanità –

cercavo risposte

per questa storia

che voglio scrivere

cioè di uno che per anni

fa una sua difficile ricerca spirituale

con disciplina e sacrificio

e poi butta tutto via

si fa di eroina e muore –

cercavo risposte al mio

perché succede?

“per una sorta di caso”,

direbbe Pazienza

e penso sia così

questa è una buona motivazione

tutto in fondo, dai

succede “per una sorta di caso”-

il caso è l’intreccio di quel che siamo stati

di quel che siamo

una specie di destino, insomma-

e in questa mia ricerca ho incontrato

Pompeo di Pazienza

mi ha colpito Pompeo

tanto

e ho provato compassione

ovvero quell’empatia triste

di quando all’Hospice

dove vado il mercoledì

per il thè del mercoledì

sono in una stanza

dove un essere umano

sta male e respira male

e sembra

uno di quei quadri

del Cristo morto

che si facevano nei tempi antichi –

ho provato compassione

perché “lui” siamo noi

e allora guardando e leggendo Pompeo di Pazienza

ho provato compassione

soprattutto per me –

Pompeo non è un fumetto

non leggo fumetti

ma questo non volevo finisse

volevo che andasse avanti

per migliaia di pagine

come per Dostoevskij

come per i grandi disperati

scrittori del passato

che avevano grandi terribili

ossessioni

e da queste grandi terribili

ossessioni

creavano capolavori –

erano vittime sacrificali

si davano in pasto

nei loro libri

come Dostoevskij

come Kerouac

come Ginsberg

come Pazienza di Pompeo –

Pompeo non è un fumetto

Pompeo è darsi

in pasto alla pagina

“visceri sul tavolo”

senza più compiacimenti

senza più arte, stile

tratto e segno

Pompeo è dove comincia l’arte

non dove finisce –

quando uno ha l’arte

di Pazienza e Dostoevskij e Kerouac

può succedere

di volerla buttare via

ovvero può succedere

di volersi buttare via

come se la propria arte

fosse un fardello che non ci aiuta

come se la propria vita

fosse un fardello che non ci aiuta

ma fosse al contrario una zavorra

che ci lega

che ci trattiene

di qua da qualcosa –

è terribile e bellissimo

Pompeo di Pazienza

e avrei voluto

non finisse mai –

c’è un destino per gli umani

che si compie sempre –

il pennarello nero

che non disegna

ma segna squarci

il nero del pennarello

che non disegna –

che bella l’ultima scena

lui con la catena al collo

sul burrone nero

la morte nera

la morte nera

che gli fa paura

ma poi si butta

“come se fosse spintonato”

chi Pompeo – Andrea

ti ha dato quella spinta?

quell’ultima spinta? –

il fatto è che

la vita

è una condanna a morte

siamo tutti prigionieri

del braccio della morte

che è la nostra vita

 

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